martedì, febbraio 07, 2012
Planning Minister, Vatican ambassador discuss Iraqi Christians' situation
By Aswat al Iraq, 6/2/2012
Iraqi Minister of Planning Ali Yousif al-Shukri discussed today with the Vatican ambassador to Baghdad, Archbishop Jorgio, the situation of Iraqi Christians and the difficulties they are facing, a statement issued by the ministry announced.
The statement added that the minister expressed his concern of the situation of the Christians in Iraq and the decrease in their numbers, in comparison to 1977 statistics.
"The Christians percentage was 5 percent in 1977, but now is less than 1 percent", the statement added quoting the Iraqi minister.
Shukri pointed out that terrorism was not directed only against the Christians, but all strata of the Iraqi society.
On the other side, Archbishop Jorgio said that "we observe daily the number of immigrating families, particularly from Baghdad and Mosul, which need joint efforts to minimize this situation".
He confirmed that the Vatican, though it is not an economic power, is keen to be an ally to Iraq.
The statement added that the minister expressed his concern of the situation of the Christians in Iraq and the decrease in their numbers, in comparison to 1977 statistics.
"The Christians percentage was 5 percent in 1977, but now is less than 1 percent", the statement added quoting the Iraqi minister.
Shukri pointed out that terrorism was not directed only against the Christians, but all strata of the Iraqi society.
On the other side, Archbishop Jorgio said that "we observe daily the number of immigrating families, particularly from Baghdad and Mosul, which need joint efforts to minimize this situation".
He confirmed that the Vatican, though it is not an economic power, is keen to be an ally to Iraq.
Archbishop Jorgio, as cited by Aswat al Iraq, is Mgr. Giorgio Lingua, Apostolic Nuncio to Iraq and Jordan.
Note by Baghdadhope
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10% of Italian loan to support Iraqi Christians
By Aswat al Iraq, 6 /2/2012
The Italian ambassador to Iraq Gerardo Carante announced today that 10 percent of the Italian loan will be allocated to support the Iraqi Christians, while the rest will be spent for strategic projects, including the Greater Fao Port, according to a statement issued by the Planning Ministry.
The statement added that the Minister Ali Yousif al-Shukri met with the Italian ambassador today and discussed bilateral relation.
It added, quoting ambassador Carante, that Italy granted Iraq a loan of half a billion Euros to support Iraqi infrastructures and human development.
Ambassador Carante pointed out that 10 percent of this loan shall be allocated to the Christians.
Iraqi minister announced that the Italian loan shall be repaid within 8 years, which shall support housing projects, some of them shall be allocated to poor Christians, antiquities dossier, the Greater Fao Port, due to be implemented, and building a university in Ain Kawa area in Kurdistan region.
Both sides discussed the political and economic developments on the Iraqi scene, as well as the security situation following the US forces withdrawal.
The statement added that the Minister Ali Yousif al-Shukri met with the Italian ambassador today and discussed bilateral relation.
It added, quoting ambassador Carante, that Italy granted Iraq a loan of half a billion Euros to support Iraqi infrastructures and human development.
Ambassador Carante pointed out that 10 percent of this loan shall be allocated to the Christians.
Iraqi minister announced that the Italian loan shall be repaid within 8 years, which shall support housing projects, some of them shall be allocated to poor Christians, antiquities dossier, the Greater Fao Port, due to be implemented, and building a university in Ain Kawa area in Kurdistan region.
Both sides discussed the political and economic developments on the Iraqi scene, as well as the security situation following the US forces withdrawal.
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السفير الايطالي: 10% من القرض الايطالي سيخصص لدعم مسيحيي العراق
By Aswat al Iraq, 6/2/2012
بغداد/ اصوات العراق: اعلن السفير الايطالي بالعراق جيراردو كرانتي، الاثنين، عن أن 10% من القرض الايطالي البالغ نصف مليار يورو، سيخصص لدعم المسيحيين في العراق، فيما سيصرف ما تبقى لتنفيذ مشاريع استراتيجية منها دعم انشاء ميناء الفاو الكبير ، بحسب بيان لوزارة التخطيط.
واوضح البيان ان وزير التخطيط علي يوسف الشكري التقى، اليوم الاثنين، سفير ايطاليا في بغداد جيراردو كرانتي وبحث معه سبل تطوير العلاقات الثنائية بين البلدين، ونقل عن كرانتي قوله إن "ايطاليا اقرضت العراق نصف مليار دولار، لإعادة تأهيل المشاريع والبنى التحتية ودعم التنمية البشرية", لافتاً الى" اننا اولينا اهتماماً بدعم الطائفة المسيحية من خلال تخصيص نسبة 10 % من هذا القرض لمشاريع تخصهم".
ومن جانبه اشار الشكري الى ان " القرض الايطالي سيتم تسديده خلال ثمان سنوات، وسندعم بواسطة هذا القر ض مشاريع استراتيجية منها ملف الاسكان الذي يتضمن بناء المساكن واطئة الكلفة في محافظة نينوى لدعم الفقراء والطائفة المسيحية، وملف الآثار ودعم انشاء ميناء الفاو الكبير المزمع تنفيذه، فضلا عن بناء جامعة في منطقة عينكاوة ".
وأضاف البيان أن "الجانبين ناقشا التطورات الاقتصادية و السياسية على الساحة العراقية والوضع الامني مابعد فترة الانسحاب الاميركي ".
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Parigi: presentato l’“Osservatorio del pluralismo delle culture e delle religioni”
By Radiovaticana
“Uno strumento al servizio dei Diritti dell’Uomo e del rispetto del pluralismo delle culture e delle religioni”, ma anche uno mezzo di conoscenza per chiunque voglia sapere di più sulle realtà dove questi diritti sono violati. Questo si propone di essere l’“Osservatorio del pluralismo delle culture e delle religioni”, un nuovo sito internet in tre lingue - francese inglese e arabo – che vedrà la luce nei prossimi mesi in Francia. A promuovere l’iniziativa l’Associazione per il pluralismo delle culture e delle religioni fondata nel 2008 da un gruppo di esponenti religiosi cristiani, per sensibilizzare l’opinione pubblica francese sulla drammatica situazione dei cristiani in Iraq e in tutto il Medio Oriente, e a cui aderiscono anche importanti personalità del mondo della cultura. Da allora l’attenzione dell’associazione, presieduta da mons. Marc Stenger, vescovo di Troyes, ha allargato il suo orizzonte oltre al mondo cristiano, rivolgendo la sua attenzione a tutte quelle realtà nel mondo in cui il pluralismo religioso e culturale e quindi la libertà di coscienza e quella religiosa sono conculcate. In questi tre anni è quindi emersa sempre più chiara la convinzione che non basta reagire con la denuncia, ma che occorra intervenire e fare qualcosa di concreto. Da qui l’idea dell’“Osservatorio del pluralismo delle culture e delle religioni” che ha cominciato a prendere forma lo scorso dicembre e al quale ha dato il suo sostegno anche il Governo francese. Il progetto è stato presentato ufficialmente la settimana scorsa al Senato francese, alla presenza del Ministro per la Cooperazione, Henri de Raincourt, e di numerose personalità del mondo politico, culturale e economico e religioso francese. E un forte sostegno all’iniziativa è venuto dalla rete “Chrétiens de la Méditerranée", un’associazione ecumenica francese impegnata nella promozione del dialogo e della collaborazione dei cristiani nel Mediterraneo e patrocinata anche da importanti organizzazioni e istituzioni cattoliche, tra le quali l’”Oeuvre d’Orient” legata all’arcidiocesi di Parigi. Il lancio del sito trilingue è previsto per il prossimo mese di maggio.
(A cura di Lisa Zengarini)
“Uno strumento al servizio dei Diritti dell’Uomo e del rispetto del pluralismo delle culture e delle religioni”, ma anche uno mezzo di conoscenza per chiunque voglia sapere di più sulle realtà dove questi diritti sono violati. Questo si propone di essere l’“Osservatorio del pluralismo delle culture e delle religioni”, un nuovo sito internet in tre lingue - francese inglese e arabo – che vedrà la luce nei prossimi mesi in Francia. A promuovere l’iniziativa l’Associazione per il pluralismo delle culture e delle religioni fondata nel 2008 da un gruppo di esponenti religiosi cristiani, per sensibilizzare l’opinione pubblica francese sulla drammatica situazione dei cristiani in Iraq e in tutto il Medio Oriente, e a cui aderiscono anche importanti personalità del mondo della cultura. Da allora l’attenzione dell’associazione, presieduta da mons. Marc Stenger, vescovo di Troyes, ha allargato il suo orizzonte oltre al mondo cristiano, rivolgendo la sua attenzione a tutte quelle realtà nel mondo in cui il pluralismo religioso e culturale e quindi la libertà di coscienza e quella religiosa sono conculcate. In questi tre anni è quindi emersa sempre più chiara la convinzione che non basta reagire con la denuncia, ma che occorra intervenire e fare qualcosa di concreto. Da qui l’idea dell’“Osservatorio del pluralismo delle culture e delle religioni” che ha cominciato a prendere forma lo scorso dicembre e al quale ha dato il suo sostegno anche il Governo francese. Il progetto è stato presentato ufficialmente la settimana scorsa al Senato francese, alla presenza del Ministro per la Cooperazione, Henri de Raincourt, e di numerose personalità del mondo politico, culturale e economico e religioso francese. E un forte sostegno all’iniziativa è venuto dalla rete “Chrétiens de la Méditerranée", un’associazione ecumenica francese impegnata nella promozione del dialogo e della collaborazione dei cristiani nel Mediterraneo e patrocinata anche da importanti organizzazioni e istituzioni cattoliche, tra le quali l’”Oeuvre d’Orient” legata all’arcidiocesi di Parigi. Il lancio del sito trilingue è previsto per il prossimo mese di maggio.
(A cura di Lisa Zengarini)
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venerdì, febbraio 03, 2012
Iraq: rinascera piu' antica chiesa M. O., Kerbala punta su turismo
By AGI
Le rovine della piu' antica chiesa del Medio Oriente, risalente al IV secolo dopo Cristo, saranno ristrutturate e diventeranno un'importante attrazione turistica in Iraq.
E' questa l'intenzione del comitato di vigilanza e sviluppo della provincia occidentale di Kerbala, che mira a valorizzare un sito archeologico cristiano di 400 mila metri quadrati, che comprende anche molte torri e monasteri.
Il sito, che si trova 70 chilometri a sud-ovest della citta' santa sciita di Kerbala, e' un'antichissima cittadella cristiana costruito per accogliere i dissidenti in fuga dell'Impero bizantino. Al suo interno, vi si trovano molti disegni di crocefissi, oltre a incisioni murali in aramaico. A una ventina di metri dalle rovine della chiesa si trova un piccolo cimitero in cui sono sepolti monaci, sacerdoti e semplici fedeli della chiesa, tutti rivolti verso Gerusalemme.
E' questa l'intenzione del comitato di vigilanza e sviluppo della provincia occidentale di Kerbala, che mira a valorizzare un sito archeologico cristiano di 400 mila metri quadrati, che comprende anche molte torri e monasteri.
Il sito, che si trova 70 chilometri a sud-ovest della citta' santa sciita di Kerbala, e' un'antichissima cittadella cristiana costruito per accogliere i dissidenti in fuga dell'Impero bizantino. Al suo interno, vi si trovano molti disegni di crocefissi, oltre a incisioni murali in aramaico. A una ventina di metri dalle rovine della chiesa si trova un piccolo cimitero in cui sono sepolti monaci, sacerdoti e semplici fedeli della chiesa, tutti rivolti verso Gerusalemme.
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Arcivescovo Iraq: condannati a morte i terroristi della strage di cristiani del 2010. Mons. Warduni: noi perdoniamo
Da Baghdad è giunta ieri la conferma, anche in sede d’appello, della condanna a morte comminata da un tribunale iracheno nei confronti dei tre terroristi accusati di aver causato la strage di cristiani nella chiesa della Signora della Liberazione. Il 31 ottobre 2010 un gruppo di kamikaze aprì il fuoco e si fece esplodere nella chiesa della capitale, provocando la morte di 58 persone e il ferimento di altre 75.
Al microfono di Alessandro De Carolis, il vescovo ausiliare di Baghdad, mons. Slemon Warduni, parla di perdono per gli autori dell’eccidio.
Il cristianesimo è per la vita, quindi i principi cattolici non possono condividere la condanna a morte. Sono piuttosto per il perdono, per l’educazione. Anche per la condanna, sì, ma non a morte.
Il ricordo di quella strage, avvenuta a Baghdad nel 2010, ha cambiato qualcosa nei sentimenti della comunità cristiana irachena?
E’ caduta come una condanna per tutti, ed è per questo che ha influito molto sull’emigrazione dei cristiani dall’Iraq. Certamente, è stata una strage molto grave, però abbiamo avuto tante, tante stragi: nei ministeri, sulle strade, nei mercati e in altre chiese, con uccisioni di sacerdoti, di un vescovo… È una cosa impensabile, quello che abbiamo sofferto dal 2003 fino ad oggi. In particolare noi cristiani, ma non solo.
Ha speranza che tutto questo cambi?
Sì, io ho speranza che tutto questo cambi per la misericordia del Signore. Per questo, chiediamo al Signore di darci la pace. Non vogliamo altro. L’Iraq è molto ricco, non ha bisogno di altre forze se i suoi cittadini sanno lavorare senza interessi personali o dei propri partiti o della propria confessione. Interessi che poi si trasformano in ragione di odio, di guerra… E’ questo, quello che ci manca: lo zelo, l’eroismo cristiano dell’amore scambievole. Chiedete voi al Signore, insieme con noi, la pace per tutto il mondo, per il Medio Oriente e in modo speciale per l’Iraq.
Al microfono di Alessandro De Carolis, il vescovo ausiliare di Baghdad, mons. Slemon Warduni, parla di perdono per gli autori dell’eccidio.
Il cristianesimo è per la vita, quindi i principi cattolici non possono condividere la condanna a morte. Sono piuttosto per il perdono, per l’educazione. Anche per la condanna, sì, ma non a morte.
Il ricordo di quella strage, avvenuta a Baghdad nel 2010, ha cambiato qualcosa nei sentimenti della comunità cristiana irachena?
E’ caduta come una condanna per tutti, ed è per questo che ha influito molto sull’emigrazione dei cristiani dall’Iraq. Certamente, è stata una strage molto grave, però abbiamo avuto tante, tante stragi: nei ministeri, sulle strade, nei mercati e in altre chiese, con uccisioni di sacerdoti, di un vescovo… È una cosa impensabile, quello che abbiamo sofferto dal 2003 fino ad oggi. In particolare noi cristiani, ma non solo.
Ha speranza che tutto questo cambi?
Sì, io ho speranza che tutto questo cambi per la misericordia del Signore. Per questo, chiediamo al Signore di darci la pace. Non vogliamo altro. L’Iraq è molto ricco, non ha bisogno di altre forze se i suoi cittadini sanno lavorare senza interessi personali o dei propri partiti o della propria confessione. Interessi che poi si trasformano in ragione di odio, di guerra… E’ questo, quello che ci manca: lo zelo, l’eroismo cristiano dell’amore scambievole. Chiedete voi al Signore, insieme con noi, la pace per tutto il mondo, per il Medio Oriente e in modo speciale per l’Iraq.
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giovedì, febbraio 02, 2012
Iraq Court Confirms Death Sentences For Church Attack
An Iraqi appeals court has confirmed death sentences for three men convicted of a 2010 attack on a Syrian Catholic church in Baghdad that left more than 50 people dead and scores injured.
A spokesman for the Supreme Judicial Council said the sentence is “final" and was sent to the presidential council.
Under the Iraqi Constitution, the presidential council, comprising the president and two vice presidents, must ratify death sentences before they are carried out.
A spokesman for the Supreme Judicial Council said the sentence is “final" and was sent to the presidential council.
Under the Iraqi Constitution, the presidential council, comprising the president and two vice presidents, must ratify death sentences before they are carried out.
The three were sentenced to death on August 2, 2011, while an accomplice was given 20 years in prison.
At least 52 hostages and police were killed and 67 wounded in the attack, which ended when security forces stormed the church.
Al-Qaeda's Iraqi affiliate, the Islamic State of Iraq, claimed responsibility for the attack.
Compiled from agency reports
At least 52 hostages and police were killed and 67 wounded in the attack, which ended when security forces stormed the church.
Al-Qaeda's Iraqi affiliate, the Islamic State of Iraq, claimed responsibility for the attack.
Compiled from agency reports
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Iraq: confermate 3 condanne a morte per assalto a chiesa
By Bluewin
La Corte d'appello di Baghdad ha confermato tre condanne a morte e una all'ergastolo nei confronti di quattro membri di Al Qaida riconosciuti colpevoli di avere partecipato ad un assalto compiuto il 31 ottobre 2010 alla chiesa cattolica di Nostra Signora del perpetuo soccorso nella capitale irachena, provocando decine di morti e feriti, tra cui molte donne e bambini. Lo ha reso noto oggi l'Alto consiglio per gli affari giudiziari.
L'attacco è stato rivendicato dallo 'Stato islamico dell'Iraq', l'organizzazione di Al Qaida nel Paese, come parte della campagna contro la presenza dei Cristiani, e che ne ha provocato l'esodo massiccio. I cristiani erano circa milione e mezzo ai tempi del regime di Saddam Hussein.
Il 31 ottobre 2010, una domenica, un commando fa irruzione nella chiesa, di rito cattolico orientale, dopo avere fatto esplodere un'autobomba all'esterno uccidendo sei persone. I terroristi prendono in ostaggio i fedeli e due sacerdoti, chiedendo in cambio del loro rilascio la liberazione di alcuni membri di Al Qaida detenuti in Iraq ed Egitto. Nel successivo assalto lanciato dalle forze di sicurezza almeno 46 persone vengono uccise.
Da allora le violenze contro i Cristiani non sono cessate. Nell'agosto scorso 19 persone sono rimaste ferite nell' esplosione di un'autobomba contro una chiesa cattolica nella città di Kirkuk, nel nord del Paese.
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Il Cardinale Sandri ad "Aiuto alla Chiesa che Soffre": "Padre van Straaten illuminato pioniere della carità ecumenica"
By Korazym
by Salvatore Scolozzi
Santa messa nel ricordo del fondatore per “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, la Fondazione di diritto pontificio nata nel 1947 per opera di padre Werenfried van Straaten, che “si contraddistingue come l’unica organizzazione che realizza progetti per sostenere la pastorale della Chiesa laddove essa è perseguitata o priva di mezzi per adempiere la sua missione”, come spiegano gli stessi appartenenti. “Come nell’esecuzione di una splendida armonia, sono diverse le voci che oggi risuonano nell’unico inno di lode: la recente elevazione a Fondazione di diritto Pontificio dell’Associazione Aiuto alla Chiesa che soffre, il sessantacinquesimo anniversario della sua istituzione, il nono anno dalla morte dell’illuminato pioniere della carità ecumenica, Padre Werenfried van Straaten”, ha detto alla Fondazione il cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che ieri ha presieduto la celebrazione nella Basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma.
“La carità – ha detto il cardinale - è questa inquietudine salvifica: essa ci mette in guardia per non sprecare il dono di Dio e ci stimola ad accoglierlo in profondità. E’ salvifica e benefica per noi, la carità, perché ‘è donando che si riceve’! La carità preoccupa ed inquieta, ma salva e ci colloca nel bene. La vostra Associazione è nata da questa inquietudine. Ed è senz’altro la carità che il Santo Padre col recente riconoscimento ha voluto indicarvi di nuovo come ragion d’essere per il presente e il futuro. Siate i testimoni e gli operatori della fame e sete di Cristo, che chiede di essere saziato e dissetato nei fratelli che soffrono”.
“Il nuovo Statuto di Fondazione Pontificia – ha proseguito Sandri -, colloca autorevolmente ciascuno di voi nel panorama della Chiesa Cattolica, in comunione ed in obbedienza ancora più stretta al Successore di Pietro”. Tuttavia, “l’Associazione, con gli studenti borsisti che ne ricevono l’aiuto, deve vivere la sua vocazione mettendola a servizio della Nuova Evangelizzazione, mediante la carità e senza smarrire quella prima forma di carità che è l’annuncio della salvezza in Cristo Gesù”.
“I cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II – ha proseguito -, al quale padre Van Straaten partecipò come consultore e il prossimo Anno della Fede ci vedano solerti animatori e testimoni. In particolare continuando a lottare per l’affermazione della libertà religiosa, come è descritta nella Dichiarazione Conciliare Dignitatis Humanae, la cui violazione nel mondo è invece sotto i nostri occhi, portando con sé la sofferenza e spesso il martirio di tanti nostri fratelli e sorelle”.ACS, secondo i dati ufficiali diffusi dalla Fondazione, nel 2010 ha raccolto oltre 65 milioni di dollari nei 17 Paesi dove è presente con Sedi Nazionali e ha realizzato oltre 5.500 progetti in 153 nazioni. “Sono lieto di assicurarvi oggi la gratitudine della Congregazione per le Chiese Orientali per quanto il vostro fondatore e l’associazione hanno finora compiuto e compiranno per i fratelli e le sorelle d’Oriente, cominciando dalla Terra Santa – ha ribadito il cardinale prefetto -. In questi lunghi anni di collaborazione abbiamo tessuto insieme il prezioso velo della pace e dell’unità in seno alla Chiesa cattolica e tra i cristiani, a sostegno della libertà, religiosa, culturale e sociale per tutti i sofferenti indistintamente”.Prima della Messa il presidente, monsignor Sante Babolin, e il direttore di ACS-Italia, Massimo Ilardo, hanno moderato un breve incontro sulla storia e la missione dell’Opera. Monsignor Babolin ha raccontato «la fede impressionante e carismatica di Padre Werenfried» e fatto notare come, fondando ACS, il monaco premonstratense olandese abbia realizzato un sogno di Pio XII. «E’ lo stesso Benedetto XVI a scriverlo nel chirografo in latino che eleva ACS a Fondazione pontificia».
“La carità – ha detto il cardinale - è questa inquietudine salvifica: essa ci mette in guardia per non sprecare il dono di Dio e ci stimola ad accoglierlo in profondità. E’ salvifica e benefica per noi, la carità, perché ‘è donando che si riceve’! La carità preoccupa ed inquieta, ma salva e ci colloca nel bene. La vostra Associazione è nata da questa inquietudine. Ed è senz’altro la carità che il Santo Padre col recente riconoscimento ha voluto indicarvi di nuovo come ragion d’essere per il presente e il futuro. Siate i testimoni e gli operatori della fame e sete di Cristo, che chiede di essere saziato e dissetato nei fratelli che soffrono”.
“Il nuovo Statuto di Fondazione Pontificia – ha proseguito Sandri -, colloca autorevolmente ciascuno di voi nel panorama della Chiesa Cattolica, in comunione ed in obbedienza ancora più stretta al Successore di Pietro”. Tuttavia, “l’Associazione, con gli studenti borsisti che ne ricevono l’aiuto, deve vivere la sua vocazione mettendola a servizio della Nuova Evangelizzazione, mediante la carità e senza smarrire quella prima forma di carità che è l’annuncio della salvezza in Cristo Gesù”.
“I cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II – ha proseguito -, al quale padre Van Straaten partecipò come consultore e il prossimo Anno della Fede ci vedano solerti animatori e testimoni. In particolare continuando a lottare per l’affermazione della libertà religiosa, come è descritta nella Dichiarazione Conciliare Dignitatis Humanae, la cui violazione nel mondo è invece sotto i nostri occhi, portando con sé la sofferenza e spesso il martirio di tanti nostri fratelli e sorelle”.ACS, secondo i dati ufficiali diffusi dalla Fondazione, nel 2010 ha raccolto oltre 65 milioni di dollari nei 17 Paesi dove è presente con Sedi Nazionali e ha realizzato oltre 5.500 progetti in 153 nazioni. “Sono lieto di assicurarvi oggi la gratitudine della Congregazione per le Chiese Orientali per quanto il vostro fondatore e l’associazione hanno finora compiuto e compiranno per i fratelli e le sorelle d’Oriente, cominciando dalla Terra Santa – ha ribadito il cardinale prefetto -. In questi lunghi anni di collaborazione abbiamo tessuto insieme il prezioso velo della pace e dell’unità in seno alla Chiesa cattolica e tra i cristiani, a sostegno della libertà, religiosa, culturale e sociale per tutti i sofferenti indistintamente”.Prima della Messa il presidente, monsignor Sante Babolin, e il direttore di ACS-Italia, Massimo Ilardo, hanno moderato un breve incontro sulla storia e la missione dell’Opera. Monsignor Babolin ha raccontato «la fede impressionante e carismatica di Padre Werenfried» e fatto notare come, fondando ACS, il monaco premonstratense olandese abbia realizzato un sogno di Pio XII. «E’ lo stesso Benedetto XVI a scriverlo nel chirografo in latino che eleva ACS a Fondazione pontificia».
Il sacerdote iracheno e borsista ACS padre Rayan Paulos Atto - dal 2007 al 2011 parroco nell’Arcidiocesi di Erbil dei Caldei - ha poi ricordato alcuni martiri della fede uccisi nel suo Paese: padre Ragheed Ganni – che è stato uno dei borsisti di ACS -, monsignor Paulos Rahho, padre Amer Iskander. «Ovunque ci siano ancora cristiani in Iraq – ha detto padre Atto - le tragedie continuano».
Don Victorien Kpoda, sacerdote del Burkina Faso, ha infine raccontato la sua personale esperienza di predicatore di ACS. Ogni fine settimana la Fondazione organizza delle giornate di sensibilizzazione in diverse parrocchie d’Italia in cui alcuni sacerdoti testimoniano la Chiesa perseguitata. «La sofferenza dei miei fratelli nella fede allarma il mio cuore di cristiano e di pastore – ha detto don Victorien – ed è importante far conoscere ai fedeli a queste realtà di martirio, perché sappiano che la persecuzione esiste ancora».
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mercoledì, febbraio 01, 2012
Kirkuk: cristiani in preghiera, per la liberazione dei vescovi e sacerdoti cinesi
By Asia News
by Louis Sako
In occasione del capodanno cinese, festeggiato lo scorso 23 gennaio, che celebra l'inizio dell'anno del Dragone AsiaNews ha inviato una lettera al presidente Hu Jintao e una all’ambasciatore cinese in Italia per domandare la liberazione di tre vescovi e sei sacerdoti, scomparsi nelle mani della polizia o detenuti senza alcun processo in un Paese che oggi rappresenta la seconda economia mondiale, è membro del Consiglio di sicurezza Onu e ha firmato la Carta universale dei diritti umani. Fra i prelati scomparsi vi sono mons. Giacomo Su Zhimin e a mons. Cosma Shi Enxiang, cui la nostra agenzia ha voluto dedicare il simbolico premio "all'illustre sconosciuto" 2011 (cfr. AsiaNews 30/12/2011 Il premio 2011 a due vescovi cinesi, martiri e “illustri sconosciuti”), per la loro battaglia decennale per la verità, la dignità e la giustizia.
Alla campagna promossa da AsiaNews ha aderito con entusiasmo l'arcivescovo emerito di Lahore mons. Lawrence John Saldanha, secondo cui la battaglia per la loro liberazione è soprattutto "una questione di libertà religiosa e di diritti umani di base per liberi cittadini" (cfr. AsiaNews 31/01/2012 Vescovo pakistano: con AsiaNews, per la liberazione di vescovi e preti cinesi). Di recente è intervenuto anche mons. Savio Hon Tai-fai, segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, che ha invitato il governo di Pechino a liberare prelati e sacerdoti, "perché farebbe del bene anche all’immagine internazionale della Cina”.
Di seguito riportiamo l'intervento di mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, che ha dato pieno sostegno all'iniziativa di AsiaNews. Ieri il prelato ha pregato con tutta la comunità per "i nostri fratelli" sacerdoti e vescovi cinesi, testimoniando la solidarietà della comunità cristiana irakena anch'essa vittima di violenze e persecuzioni.
Ho appreso con dolore, grazie alla campagna di AsiaNews, l'arresto di alcuni vescovi e preti cinesi. É un fatto impensabile che un governo o un gruppo religioso perseguiti una persona, perché ha una fede religiosa diversa! Una concezione ancora medioevale e non da 21mo secolo, nel quale ci troviamo! É difficile capire la natura di queste iniziative contro la persona umana. Questi atti sono un'offesa a Dio creatore e all'essere umano in genere. La libertà è un valore assoluto che dobbiamo rispettare tutti, soprattutto e in particolar modo la libertà di coscienza [in materia di fede]. La libertà è strettamente connaturata alla statura umana; perché, in caso contrario, l'uomo sarebbe solo un robot senza valore.
Noi, cristiani irakeni, sappiamo bene cosa significa essere perseguitati, rapiti, uccisi e - al tempo stesso - cosa si prova a sentirsi indifesi! Abbiamo una serie di martiri nei quali troviamo la forza per resistere e perseverare, per nutrire la speranza di cambiamento. Preghiamo il Signore perché nell'uomo possa maturare il seme Divino, in particolare nel cuore dei governanti e dei funzionari cinesi perché possano liberare queste persone innocenti, rispettando il piano di Dio.
Oggi [lunedì 31 gennaio] nella cattedrale abbiamo pregato per loro, per i vescovi e i sacerdoti cinesi arrestati; a nome della comunità cristiana di Kirkuk, presento alla comunità religiosa cinese la nostra simpatia e la nostra vicinanza sincera e fraterna. Seguiamo con apprensione le notizie che riguardano il loro destino: possa la loro sofferenza essere una memoria per tutti i cristiani del mondo e per tutti gli uomini di buona volontà una occasione di vicinanza e solidarietà. Ancora, lancio un appello a lavorare insieme per il rispetto dei diritti umani in tutto il mondo. Rivolgo un grazie ad AsiaNews e a quanti vorranno sostenere la campagna per la liberazione di questi fratelli!
Vorrei dire loro: coraggio! Nonostante tutto, il male non ha futuro; il bene è lento a compiersi, ma alla fine vince sempre. La luce verrà, il cambiamento ci sarà. Stiamo pregando per la vostra liberazione, così come la prima comunità cristiana a Gerusalemme ha pregato per la liberazione di Pietro e Giovanni. La vostra sofferenze non saranno vane, sono sicuro che esse contribuiranno alla comprensione dell'unico senso possibile di vita: l'amore.
Alla campagna promossa da AsiaNews ha aderito con entusiasmo l'arcivescovo emerito di Lahore mons. Lawrence John Saldanha, secondo cui la battaglia per la loro liberazione è soprattutto "una questione di libertà religiosa e di diritti umani di base per liberi cittadini" (cfr. AsiaNews 31/01/2012 Vescovo pakistano: con AsiaNews, per la liberazione di vescovi e preti cinesi). Di recente è intervenuto anche mons. Savio Hon Tai-fai, segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, che ha invitato il governo di Pechino a liberare prelati e sacerdoti, "perché farebbe del bene anche all’immagine internazionale della Cina”.
Di seguito riportiamo l'intervento di mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, che ha dato pieno sostegno all'iniziativa di AsiaNews. Ieri il prelato ha pregato con tutta la comunità per "i nostri fratelli" sacerdoti e vescovi cinesi, testimoniando la solidarietà della comunità cristiana irakena anch'essa vittima di violenze e persecuzioni.
Ho appreso con dolore, grazie alla campagna di AsiaNews, l'arresto di alcuni vescovi e preti cinesi. É un fatto impensabile che un governo o un gruppo religioso perseguiti una persona, perché ha una fede religiosa diversa! Una concezione ancora medioevale e non da 21mo secolo, nel quale ci troviamo! É difficile capire la natura di queste iniziative contro la persona umana. Questi atti sono un'offesa a Dio creatore e all'essere umano in genere. La libertà è un valore assoluto che dobbiamo rispettare tutti, soprattutto e in particolar modo la libertà di coscienza [in materia di fede]. La libertà è strettamente connaturata alla statura umana; perché, in caso contrario, l'uomo sarebbe solo un robot senza valore.
Noi, cristiani irakeni, sappiamo bene cosa significa essere perseguitati, rapiti, uccisi e - al tempo stesso - cosa si prova a sentirsi indifesi! Abbiamo una serie di martiri nei quali troviamo la forza per resistere e perseverare, per nutrire la speranza di cambiamento. Preghiamo il Signore perché nell'uomo possa maturare il seme Divino, in particolare nel cuore dei governanti e dei funzionari cinesi perché possano liberare queste persone innocenti, rispettando il piano di Dio.
Oggi [lunedì 31 gennaio] nella cattedrale abbiamo pregato per loro, per i vescovi e i sacerdoti cinesi arrestati; a nome della comunità cristiana di Kirkuk, presento alla comunità religiosa cinese la nostra simpatia e la nostra vicinanza sincera e fraterna. Seguiamo con apprensione le notizie che riguardano il loro destino: possa la loro sofferenza essere una memoria per tutti i cristiani del mondo e per tutti gli uomini di buona volontà una occasione di vicinanza e solidarietà. Ancora, lancio un appello a lavorare insieme per il rispetto dei diritti umani in tutto il mondo. Rivolgo un grazie ad AsiaNews e a quanti vorranno sostenere la campagna per la liberazione di questi fratelli!
Vorrei dire loro: coraggio! Nonostante tutto, il male non ha futuro; il bene è lento a compiersi, ma alla fine vince sempre. La luce verrà, il cambiamento ci sarà. Stiamo pregando per la vostra liberazione, così come la prima comunità cristiana a Gerusalemme ha pregato per la liberazione di Pietro e Giovanni. La vostra sofferenze non saranno vane, sono sicuro che esse contribuiranno alla comprensione dell'unico senso possibile di vita: l'amore.
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Kirkuk: Christians in prayer for release of Chinese bishops and priests
By Asia News
by Louis Sako, Archbishop of Kirkuk
On the occasion of Chinese New Year, celebrated on 23 January, which marks the beginning of the year of Dragon Asia News sent a letter to President Hu Jintao and Chinese Ambassador in Italy to demand the release of three bishops and six priests, whohave disappeared in police custody or are detained without trial in a country that today is the second largest world economy, is a member of the UN Security Council and has signed the Charter of Human Rights. Among the disappeared prelates are Msgr. James Su Zhimin and Msgr. Cosmas Shi Enxiang, to whom our agency has decided to dedicate the symbolic award "illustrious unknown" 2011 (see AsiaNews 30/12/2011 Two Chinese bishop martyrs recognised as ‘Illustrious Unknown’ for 2011"), for their decades long struggle for the truth, dignity and justice.
The Archbishop Emeritus of Lahore, Lawrence John Saldanha has enthusiastically joined the campaign launched by AsiaNews, stating that the struggle for their liberation is a "matter of religious freedom and basic human rights for free people" (see AsiaNews 31/01/2012 Pakistan bishop joins AsiaNews to demand the release of Chinese bishops and priests). Mgr. Savio Hon Tai-fai, secretary of the Congregation for the Evangelization of Peoples, has also recently intervened urging the Beijing government to free the bishops and priests, "because it would be good for China's international image."
Here is the intervention of Mgr. Louis Sako, archbishop of Kirkuk, who has given his full support to the AsiaNews initiative. Yesterday the bishop prayed with the whole community for "our brothers" priests and bishops, testifying the solidarity of the Iraqi Christian community, which is also a victim of violence and persecution.
I have learned with great pain, thanks to the AsiaNews campaign, of the arrest of some bishops and priests in China. It is an unthinkable fact that a government or a religious group should persecute a person because he or she has a different religion! A medieval concept that has no place in the 21st century! It is difficult to understand the nature of these initiatives against the human person. These acts are an offense to God the Creator and human beings in general. Freedom is an absolute value that everyone must respect, especially and particularly the freedom of conscience [in faith]. Freedom is strictly inherent to the human stature, because, otherwise, man would only be a robot without value.
We, the Iraqi Christians, know what it means to be persecuted, kidnapped, killed and - at the same time - what it feels like to feel helpless! We have a number of martyrs in which we find the strength to endure and persevere, to nourish our hope for change. Let us pray to the Lord that man can mature the Divine seed, in particular in the heart of Chinese leaders and officials so that they can release these innocent people, respecting the plan of God
Today [Monday, January 31] we prayed for them in the cathedral, for the Chinese bishops and priests arrested, on behalf of the Christian community of Kirkuk, I offer our sympathy and our sincere and fraternal closeness to the religious community in China. We follow the news about their fate with concern: their suffering must be a reminder for all Christians around the world and all people of good will and an opportunity for closeness and solidarity. Again, I appeal for everyone to work together to see human rights respected throughout the world. I extend thanks to AsiaNews and those who wish to support the campaign for the release of these our brothers!
I would like to tell them: courage! Despite everything, evil has no future; good is sometimes slow to be fulfilled, but in the end it always wins. The light will come, there will be change. We are praying for your deliverance, as the first Christian community in Jerusalem prayed for the release of Peter and John. Your suffering will not be in vain, I'm sure they will contribute to the understanding of the only possible meaning of life: love.
The Archbishop Emeritus of Lahore, Lawrence John Saldanha has enthusiastically joined the campaign launched by AsiaNews, stating that the struggle for their liberation is a "matter of religious freedom and basic human rights for free people" (see AsiaNews 31/01/2012 Pakistan bishop joins AsiaNews to demand the release of Chinese bishops and priests). Mgr. Savio Hon Tai-fai, secretary of the Congregation for the Evangelization of Peoples, has also recently intervened urging the Beijing government to free the bishops and priests, "because it would be good for China's international image."
Here is the intervention of Mgr. Louis Sako, archbishop of Kirkuk, who has given his full support to the AsiaNews initiative. Yesterday the bishop prayed with the whole community for "our brothers" priests and bishops, testifying the solidarity of the Iraqi Christian community, which is also a victim of violence and persecution.
I have learned with great pain, thanks to the AsiaNews campaign, of the arrest of some bishops and priests in China. It is an unthinkable fact that a government or a religious group should persecute a person because he or she has a different religion! A medieval concept that has no place in the 21st century! It is difficult to understand the nature of these initiatives against the human person. These acts are an offense to God the Creator and human beings in general. Freedom is an absolute value that everyone must respect, especially and particularly the freedom of conscience [in faith]. Freedom is strictly inherent to the human stature, because, otherwise, man would only be a robot without value.
We, the Iraqi Christians, know what it means to be persecuted, kidnapped, killed and - at the same time - what it feels like to feel helpless! We have a number of martyrs in which we find the strength to endure and persevere, to nourish our hope for change. Let us pray to the Lord that man can mature the Divine seed, in particular in the heart of Chinese leaders and officials so that they can release these innocent people, respecting the plan of God
Today [Monday, January 31] we prayed for them in the cathedral, for the Chinese bishops and priests arrested, on behalf of the Christian community of Kirkuk, I offer our sympathy and our sincere and fraternal closeness to the religious community in China. We follow the news about their fate with concern: their suffering must be a reminder for all Christians around the world and all people of good will and an opportunity for closeness and solidarity. Again, I appeal for everyone to work together to see human rights respected throughout the world. I extend thanks to AsiaNews and those who wish to support the campaign for the release of these our brothers!
I would like to tell them: courage! Despite everything, evil has no future; good is sometimes slow to be fulfilled, but in the end it always wins. The light will come, there will be change. We are praying for your deliverance, as the first Christian community in Jerusalem prayed for the release of Peter and John. Your suffering will not be in vain, I'm sure they will contribute to the understanding of the only possible meaning of life: love.
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domenica, gennaio 29, 2012
Military archbishop: U.S. invasion led to fewer Iraqi Christians
By Catholic News Agency, January 28, 2012
by David Kerr
U.S. Military Archbishop Timothy P. Broglio says the collapse of Iraq’s Christian population is among the legacies of America's invasion in 2003.
“Yes, you can say in a certain sense that the invasion of Iraq did provoke this tremendous diminution of the Christian population in that country. And what the future holds, that still remains to be seen,” the archbishop for the armed forces told CNA during his visit to Rome on Jan. 16.
His comments come only a month after the final pull-out of U.S. troops from Iraq, where they remained following the invasion that toppled dictator Saddam Hussein. Aid agencies estimate that over the course of eight years, the Catholic population of Iraq fell from over 800,000, to less than 150,000 now
Archbishop Broglio believes Catholicism suffered after the invasion because of a perceived closeness to its previous ruler. He said Saddam Hussein tended “to trust Catholics, and gave them positions of responsibility.” One prominent Iraqi Catholic was Hussein’s Foreign Minister Tarik Aziz.
And even if Catholics “weren’t particularly part of the regime, they became identified with the regime,” Archbishop Broglio said.
“Before, they were a minority that was protected, but now they are a minority that is not protected.”
As President Barack Obama withdrew the last U.S. troops from Iraq on Dec. 15, he said they were leaving behind a “sovereign, stable and self-reliant,” country.
But there are signs that Iraqi Christians' plight has worsened since then.
“At a time of increased political instability, we continue to receive disturbing reports,” said John Pontifex of Aid to the Church in Need on Jan. 20.
He said an attack took place earlier in the month against security personnel outside the residence of Kirkuk's Archbishop Louis Sako.
Archbishop Sako, who was indoors at the time, told Aid to the Church in Need that the situation is less stable now that U.S. troops are gone, with much of the turmoil stemming from the power struggle between Sunni and Shiite Muslims.
Pontifex says there is a “ticking bomb regarding Christianity in Iraq.”
“Few Christians, no matter how deep their roots are in the local society, feel able to withstand the pressure to leave.”
Fear of an attack forced Archbishop Sako to cancel the Chaldean Catholics' midnight Christmas celebration last month. Services were moved to the daytime, and Christians were warned not to display decorations outside their homes.
Nevertheless, it appears that many of the Catholics who fled Iraq would return if safety improved.
Monsignor John Kozar, president of the Catholic Near East Welfare Association, recently spoke of the “strong determination” some Iraqi Catholics have to go back home. He recently visited Jordan, where many Christians from Iraq now reside.
“I think they have a yearning to return to the homeland, and that homeland for them means practicing their Chaldean-rite Christianity,” the monsignor said. “That has become very, very important to them.”
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venerdì, gennaio 20, 2012
IRAQ: People consider fleeing as violence increases
By IRIN
BAGHDAD, 19 January 2012 (IRIN) - Suicide attacks, assassinations and bombings in Iraq have claimed the lives of at least 265 people and injured hundreds of others since 18 December, the date the USA withdrew all but 200 of its troops from the country, according to the health and interior ministries.
The wave of attacks, carried out mainly by Sunni extremists from Al-Qaeda in Iraq against Shia communities, has alarmed many who fear the country could descend into chaos once more, with the government itself acknowledging it is not capable of ensuring security on its own.
The attacks also come as political factions are at loggerheads over how to reach a power-sharing deal. The Sunni community is complaining that it is being marginalized by the Shia-led government, which recently issued arrest warrants against Sunni Vice-President Tariq al-Hashemi and other politicians for allegedly operating death squads.
Many fear the current violence could send the country back to the days of 2006-07 when Shia-Sunni conflict left thousands of people dead and millions of others displaced. A few families have already packed their bags and others are contemplating leaving.
Here is how some Iraqis are feeling:
Sultan Abdul-Latif Ibrahim, a 55-year-old father of six from the Shia Shabak minority in the northern province of Ninevah: “I lost 10 of my relatives since [the US-led invasion in] 2003... We used to live in the provincial capital, Mosul, for years with Sunnis and Christians. But in 2007 we were forced out of our houses by Sunni extremists who blew up our homes. Since then, we have been living in a makeshift camp on the outskirts of Mosul. Last Monday [16 January] our camp was attacked by a parked car bomb, killing eight people, including six of my relatives. I wish to die now rather than later. We can’t bear the hardships we are going through every day. We, the Shia, are facing constant threats by Sunni extremists who want to eliminate us and there is no place to go. I can’t afford to move with my family to another place.”
Hassan Abdul-Mahdi, a 35-year-old Sunni businessman and father of three from Baghdad: “Iraq today is just like Iraq after the toppling of the previous regime. There is one group that wants to dominate and impose its control on the country. Today, the Shia-led government and politicians who control the security forces have started to hunt down Sunni leaders and political figures to bite them one by one using different means... I’m contemplating leaving Iraq as the situation seems to be getting worse.”
Jandak Youssif, a 46-year-old Christian from Baghdad: “The situation is getting worse day by day, and the government doesn’t care about our suffering and needs. Our economy is stagnant; illiteracy and unemployment are prevalent; decent public services are not available; and people are leaving the country due to the security situation and religious discrimination. Christians are being attacked and no-one is campaigning for their rights. We are not seeing any improvement in any aspect of our life… My family is scattered in many parts of the world; my parents and brother are stuck in Syria waiting to be relocated to a third country. I have three sisters in Denmark, one in the Netherlands and two in Ninevah Province. Iraq is one of the richest countries in the world but we are the worst in terms of corruption, unemployment and illiteracy.”
The wave of attacks, carried out mainly by Sunni extremists from Al-Qaeda in Iraq against Shia communities, has alarmed many who fear the country could descend into chaos once more, with the government itself acknowledging it is not capable of ensuring security on its own.
The attacks also come as political factions are at loggerheads over how to reach a power-sharing deal. The Sunni community is complaining that it is being marginalized by the Shia-led government, which recently issued arrest warrants against Sunni Vice-President Tariq al-Hashemi and other politicians for allegedly operating death squads.
Many fear the current violence could send the country back to the days of 2006-07 when Shia-Sunni conflict left thousands of people dead and millions of others displaced. A few families have already packed their bags and others are contemplating leaving.
Here is how some Iraqis are feeling:
Sultan Abdul-Latif Ibrahim, a 55-year-old father of six from the Shia Shabak minority in the northern province of Ninevah: “I lost 10 of my relatives since [the US-led invasion in] 2003... We used to live in the provincial capital, Mosul, for years with Sunnis and Christians. But in 2007 we were forced out of our houses by Sunni extremists who blew up our homes. Since then, we have been living in a makeshift camp on the outskirts of Mosul. Last Monday [16 January] our camp was attacked by a parked car bomb, killing eight people, including six of my relatives. I wish to die now rather than later. We can’t bear the hardships we are going through every day. We, the Shia, are facing constant threats by Sunni extremists who want to eliminate us and there is no place to go. I can’t afford to move with my family to another place.”
Hassan Abdul-Mahdi, a 35-year-old Sunni businessman and father of three from Baghdad: “Iraq today is just like Iraq after the toppling of the previous regime. There is one group that wants to dominate and impose its control on the country. Today, the Shia-led government and politicians who control the security forces have started to hunt down Sunni leaders and political figures to bite them one by one using different means... I’m contemplating leaving Iraq as the situation seems to be getting worse.”
Jandak Youssif, a 46-year-old Christian from Baghdad: “The situation is getting worse day by day, and the government doesn’t care about our suffering and needs. Our economy is stagnant; illiteracy and unemployment are prevalent; decent public services are not available; and people are leaving the country due to the security situation and religious discrimination. Christians are being attacked and no-one is campaigning for their rights. We are not seeing any improvement in any aspect of our life… My family is scattered in many parts of the world; my parents and brother are stuck in Syria waiting to be relocated to a third country. I have three sisters in Denmark, one in the Netherlands and two in Ninevah Province. Iraq is one of the richest countries in the world but we are the worst in terms of corruption, unemployment and illiteracy.”
Examples of recent violence
16 January: Two car bombs targeted a camp for displaced Shabak in the northern province of Ninevah and a commercial area in the central province of Babil, killing 11 and wounding 21.
14 January: A bomb attack against Shia pilgrims in the southern province of Basra killed 53 and injured 130. Al-Qaeda in Iraq claimed responsibility for the attack.
10 January: A wave of bombs and assassinations nationwide killed 10 people. The targets were government officials, security forces and Shia pilgrims.
9 January: Three car bombs exploded in Baghdad, killing 17 and wounding dozens.
5 January: A wave of bombings targeted Shia Muslims in Baghdad and other provinces heading on foot to the revered city of Karbala to mark the anniversary of the death of Imam Hussein. Seventy-eight people were killed and more than 100 wounded.
10 January: A wave of bombs and assassinations nationwide killed 10 people. The targets were government officials, security forces and Shia pilgrims.
9 January: Three car bombs exploded in Baghdad, killing 17 and wounding dozens.
5 January: A wave of bombings targeted Shia Muslims in Baghdad and other provinces heading on foot to the revered city of Karbala to mark the anniversary of the death of Imam Hussein. Seventy-eight people were killed and more than 100 wounded.
22 December: A string of coordinated bombs tore through mainly Shia neighbourhoods in Baghdad, killing 69 and injuring nearly 200. Al-Qaeda in Iraq claimed responsibility for the attacks.
18 December: The USA pulled the last of its combat forces out of Iraq, leaving only 200 for training and diplomatic protection.
18 December: The USA pulled the last of its combat forces out of Iraq, leaving only 200 for training and diplomatic protection.
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"Non siamo soli". Da Ankawa un appello dei vescovi iracheni al Paese: dialogo e tolleranza
By SIR
Si è svolta questa settimana, ad Ankawa, governatorato di Erbil nel Kurdistan iracheno, l’assemblea di tutti i vescovi iracheni, all’appello ne mancavano solo due, alla presenza del nunzio apostolico, mons. Giorgio Lingua. I vescovi hanno parlato di come strutturare l’assemblea, dei tribunali ecclesiastici con la formazione di una commissione ad hoc, e hanno incontrato il direttore della Caritas che ha illustrato i progetti in atto e un rappresentante della Roaco (Riunione delle opere aiuto Chiese orientali) con il quale hanno assunto l’impegno di aprire ad Erbil un ufficio per meglio coordinare le azioni di sostegno. Ma a impegnare maggiormente i vescovi è stata la situazione politica interna e le condizioni dei cristiani. Si susseguono, infatti, attacchi kamikaze, omicidi ed esplosioni di bombe, aumentati dopo il ritiro, il 18 dicembre, dei soldati americani dal Paese. Secondo cifre fornite dai ministeri della Salute e dell’Interno iracheni, sarebbe di almeno 265 morti e di centinaia di feriti il bilancio delle violenze nell’ultimo mese. Gli iracheni, non solo cristiani, cominciano a lasciare di nuovo il Paese, mentre chi resta non può che guardare con pessimismo al futuro. Al termine dell’incontro l’assemblea ha diffuso una dichiarazione finale con un appello al dialogo e alla riconciliazione. Il SIR ne ha parlato con l’arcivescovo di Kirkuk, mons. Louis Sako.
“La nostra dichiarazione – spiega l’arcivescovo caldeo – riguarda soprattutto la situazione irachena dove ci sono gravi tensioni e vuole essere un accorato appello alla riconciliazione e al dialogo, al Paese, ai partiti, al popolo, al governo. Siamo strenuamente convinti che l’Iraq non avrà futuro senza il dialogo e la riconciliazione. Qui è tutto politicizzato, anche la religione, ed è il grande limite del nostro Paese. Il futuro iracheno deve essere costruito da tutti, nessuno escluso. L’unione dei gruppi politici, a riguardo, potrebbe fare molto”
Ma intanto le famiglie irachene, non solo cristiane, tornano a lasciare il Paese. Come fermare l’emigrazione?“Le migrazioni vanno fermate rafforzando il cammino di pace, di convivenza, ribadendo il valore del diritto e della giustizia, dando dignità ai più svantaggiati, alle famiglie, ai rifugiati. Dobbiamo tornare a vivere in un contesto degno dell’uomo, sicuro e stabile, e lavorare insieme per il bene di tutti i cittadini”
Ripristinare la stabilità e la sicurezza appare sempre più difficile ora che i militari Usa hanno concluso il loro ritiro dall’Iraq...“Il ritiro Usa ha aggravato la situazione, il rischio di attacchi ora è più alto, ed evidenziato profonde spaccature politiche. Mai come ora il rischio di frammentazione dell’Iraq è alto. Le divisioni tra sunniti, sciiti e curdi sono chiare; per questo, come comunità cristiana, abbiamo lanciato questo appello alla riconciliazione, alla partecipazione e al dialogo”.
Quello di Ankawa è l’ultimo di una lunga serie di appelli alla pace. Le violenze perpetrate, ormai dal 2003, ai danni della comunità cristiana locale inducono a pensare che siano rimasti inascoltati. C’è frustrazione tra i cristiani per questo?“Non credo. Tutti apprezzano la posizione della Chiesa che vuole fungere da ponte tra i vari gruppi sociali e politici in Iraq. Certamente la situazione è grave e resa ancor più complessa dalle pressioni dei Paesi vicini e dall’impatto che ha, sul piano interno, quanto sta accadendo in Siria, Egitto e in altre parti del Medio Oriente. Ma come Chiesa locale rivendichiamo il nostro ruolo di dialogo e anche di denuncia di ciò che non è giusto. Vogliamo dialogare, parlare con tutti, senza violenza, senza pressioni, senza emarginare nessuno”.
C’è qualcuno, in Iraq, che può raccogliere il vostro grido di pace?“Non siamo soli. I cristiani sono chiamati a dare testimonianza di amore, di pace, di convivenza, ad essere una voce profetica. Ripeto: non siamo soli. Nel Paese ci sono tantissime persone, musulmani, intellettuali, leader non politicizzati che credono nel dialogo e vogliono costruire un Iraq nuovo e giusto. Con loro camminiamo”.
Si è svolta questa settimana, ad Ankawa, governatorato di Erbil nel Kurdistan iracheno, l’assemblea di tutti i vescovi iracheni, all’appello ne mancavano solo due, alla presenza del nunzio apostolico, mons. Giorgio Lingua. I vescovi hanno parlato di come strutturare l’assemblea, dei tribunali ecclesiastici con la formazione di una commissione ad hoc, e hanno incontrato il direttore della Caritas che ha illustrato i progetti in atto e un rappresentante della Roaco (Riunione delle opere aiuto Chiese orientali) con il quale hanno assunto l’impegno di aprire ad Erbil un ufficio per meglio coordinare le azioni di sostegno. Ma a impegnare maggiormente i vescovi è stata la situazione politica interna e le condizioni dei cristiani. Si susseguono, infatti, attacchi kamikaze, omicidi ed esplosioni di bombe, aumentati dopo il ritiro, il 18 dicembre, dei soldati americani dal Paese. Secondo cifre fornite dai ministeri della Salute e dell’Interno iracheni, sarebbe di almeno 265 morti e di centinaia di feriti il bilancio delle violenze nell’ultimo mese. Gli iracheni, non solo cristiani, cominciano a lasciare di nuovo il Paese, mentre chi resta non può che guardare con pessimismo al futuro. Al termine dell’incontro l’assemblea ha diffuso una dichiarazione finale con un appello al dialogo e alla riconciliazione. Il SIR ne ha parlato con l’arcivescovo di Kirkuk, mons. Louis Sako.
“La nostra dichiarazione – spiega l’arcivescovo caldeo – riguarda soprattutto la situazione irachena dove ci sono gravi tensioni e vuole essere un accorato appello alla riconciliazione e al dialogo, al Paese, ai partiti, al popolo, al governo. Siamo strenuamente convinti che l’Iraq non avrà futuro senza il dialogo e la riconciliazione. Qui è tutto politicizzato, anche la religione, ed è il grande limite del nostro Paese. Il futuro iracheno deve essere costruito da tutti, nessuno escluso. L’unione dei gruppi politici, a riguardo, potrebbe fare molto”
Ma intanto le famiglie irachene, non solo cristiane, tornano a lasciare il Paese. Come fermare l’emigrazione?“Le migrazioni vanno fermate rafforzando il cammino di pace, di convivenza, ribadendo il valore del diritto e della giustizia, dando dignità ai più svantaggiati, alle famiglie, ai rifugiati. Dobbiamo tornare a vivere in un contesto degno dell’uomo, sicuro e stabile, e lavorare insieme per il bene di tutti i cittadini”
Ripristinare la stabilità e la sicurezza appare sempre più difficile ora che i militari Usa hanno concluso il loro ritiro dall’Iraq...“Il ritiro Usa ha aggravato la situazione, il rischio di attacchi ora è più alto, ed evidenziato profonde spaccature politiche. Mai come ora il rischio di frammentazione dell’Iraq è alto. Le divisioni tra sunniti, sciiti e curdi sono chiare; per questo, come comunità cristiana, abbiamo lanciato questo appello alla riconciliazione, alla partecipazione e al dialogo”.
Quello di Ankawa è l’ultimo di una lunga serie di appelli alla pace. Le violenze perpetrate, ormai dal 2003, ai danni della comunità cristiana locale inducono a pensare che siano rimasti inascoltati. C’è frustrazione tra i cristiani per questo?“Non credo. Tutti apprezzano la posizione della Chiesa che vuole fungere da ponte tra i vari gruppi sociali e politici in Iraq. Certamente la situazione è grave e resa ancor più complessa dalle pressioni dei Paesi vicini e dall’impatto che ha, sul piano interno, quanto sta accadendo in Siria, Egitto e in altre parti del Medio Oriente. Ma come Chiesa locale rivendichiamo il nostro ruolo di dialogo e anche di denuncia di ciò che non è giusto. Vogliamo dialogare, parlare con tutti, senza violenza, senza pressioni, senza emarginare nessuno”.
C’è qualcuno, in Iraq, che può raccogliere il vostro grido di pace?“Non siamo soli. I cristiani sono chiamati a dare testimonianza di amore, di pace, di convivenza, ad essere una voce profetica. Ripeto: non siamo soli. Nel Paese ci sono tantissime persone, musulmani, intellettuali, leader non politicizzati che credono nel dialogo e vogliono costruire un Iraq nuovo e giusto. Con loro camminiamo”.
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giovedì, gennaio 19, 2012
Vescovi irakeni: pace e sicurezza, per ricostruire il Paese
By Asia News
di Joseph Mahmoud
L’Assemblea dei vescovi cattolici irakeni si è riunita per una due giorni di incontri e discussioni ad Ankawa, un sobborgo del governatorato settentrionale di Erbil, nell’attuale Kurdistan irakeno. Il 17 e il 18 gennaio i prelati di tutta la nazione hanno affrontato diversi argomenti inerenti la pastorale, con una particolare attenzione all’attuale situazione del Paese, martoriato da una lotta di potere fra sciiti, sunniti e curdi che finisce per colpire anche la minoranza cristiana. A conclusione dell’evento, i vescovi hanno redatto un documento a firma di mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk e segretario generale dell’Assemblea.
AsiaNews ha raccolto i principali punti:
- Considerando le attuali situazioni di disagio che l’Iraq sta vivendo, i vescovi invitano tutti i gruppi alla riconciliazione, all’armonia e a prendere in seria considerazione le domande di ogni fazione e partito, al fine di ristabilire la sicurezza, la stabilità, la democrazia e il pluralismo civico.
- Il futuro degli irakeno è l’Iraq e per questo l’Assemblea invita al rispetto reciproco per consolidare la coesistenza, respingendo al contempo tutte le forme di violenza e di estremismo. Questa è la nostra terra, la nostra nazione sin dai tempi più remoti; tutti i gruppi etnici e religiosi hanno convissuto in armonia e comprensione reciproca. L’Assemblea auspica inoltre che continuerà, rafforzato, questo cammino di pace, in un clima reso ancora più sicuro dai valori di giustizia e dignità, che possano mettere fine all’emigrazione e incoraggiare quanti hanno abbandonato le loro terre a fare rientro nelle loro case.
- Il fenomeno migratorio ha molte ragioni di base e le molte crisi che si sono susseguite nel Paese, lo hanno incoraggiato. Per questo l’Assemblea invita tutti gli irakeni a resistere nella loro patria e promuovere ogni sforzo atto alla ricostruzione.
- Infine, l’Assemblea si rivolge al governo federale a Baghdad e al governo della Regione autonoma del Kurdistan, perché si assumano la piena responsabilità nel fornire sicurezza e stabilità a tutti i componenti di quel meraviglioso mosaico chiamato Iraq.
AsiaNews ha raccolto i principali punti:
- Considerando le attuali situazioni di disagio che l’Iraq sta vivendo, i vescovi invitano tutti i gruppi alla riconciliazione, all’armonia e a prendere in seria considerazione le domande di ogni fazione e partito, al fine di ristabilire la sicurezza, la stabilità, la democrazia e il pluralismo civico.
- Il futuro degli irakeno è l’Iraq e per questo l’Assemblea invita al rispetto reciproco per consolidare la coesistenza, respingendo al contempo tutte le forme di violenza e di estremismo. Questa è la nostra terra, la nostra nazione sin dai tempi più remoti; tutti i gruppi etnici e religiosi hanno convissuto in armonia e comprensione reciproca. L’Assemblea auspica inoltre che continuerà, rafforzato, questo cammino di pace, in un clima reso ancora più sicuro dai valori di giustizia e dignità, che possano mettere fine all’emigrazione e incoraggiare quanti hanno abbandonato le loro terre a fare rientro nelle loro case.
- Il fenomeno migratorio ha molte ragioni di base e le molte crisi che si sono susseguite nel Paese, lo hanno incoraggiato. Per questo l’Assemblea invita tutti gli irakeni a resistere nella loro patria e promuovere ogni sforzo atto alla ricostruzione.
- Infine, l’Assemblea si rivolge al governo federale a Baghdad e al governo della Regione autonoma del Kurdistan, perché si assumano la piena responsabilità nel fornire sicurezza e stabilità a tutti i componenti di quel meraviglioso mosaico chiamato Iraq.
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