martedì, maggio 21, 2013

 

Chaldean patriarch warns surge in Iraqi violence will divide country

By Catholic News Service
by Doreen Abi Raad

The patriarch of the Chaldean Catholic Church in Baghdad denounced a recent series of car bombings and shootings in Iraqi cities that left at least 54 people dead and dozens more injured.
Patriarch Louis Sako, told Catholic News Service in an email May 20 that the current violence is between minority Sunni and majority Shiite Muslims, who also run the Iraqi government. Christians are not being directly targeted, he said.
"But they are afraid and their exodus continues nevertheless," Patriarch Sako said of Iraq's Christian population.
"The morale of Christians in the area is down," the patriarch said.
Iraq has witnessed the emigration of more than half of its native Christians since the American-led invasion of the country in 2003.
Attacks have escalated in recent months, with some of the worst violence occurring May 20 in Baghdad, where nine explosions rocked bus stations and markets in mainly Shiite areas. Police said nearly 200 people were injured. Eight Iranian pilgrims were identified among the dead, the BBC reported.
No group claimed responsibility for the attacks.
Car bombings also rocked Basra May 20, leaving nine dead and at least 37 injured, police said.
In Haditha, about 155 miles west of Baghdad, gunmen ambushed two police checkpoints May 20, killing eight officers.
Ten police officers kidnapped May 18 in western Anbar province were found dead.
"It is terrible," Patriarch Sako said of the latest violence. "It seems a step aimed at the division of Iraq."
People across the country feel that the situation is deteriorating "and they are afraid especially when it takes a sectarian line -- for the moment it is (between) Sunni and Shiites," the patriarch said.
"People are worried about the future," he said.
The patriarch questioned "the motive and the reasoning behind changing regimes (of countries) with wars," citing rising violence in Egypt and Libya, where newly installed government leaders have been challenged by opposing groups, as well as the deteriorating situation in Syria, where a civil war has raged for more than two years.
Instilling democracy and a culture of freedom, he said, requires education and a sound strategy for the long term. But toppling a totalitarian regime with one that is fundamentalist (Islam) "is even worse," Patriarch Sako cautioned.
Instead of being equal citizens, he warned that Christians "will be considered second class because of their religion in a country in which Islam is the only standard."
"I think moderate Muslims should be aware and assure Christians that they, indeed, will be respected as equal citizens," the patriarch said.

Leggi tutto!
 

Lettera del patriarca caldeo, Mar Louis Raphael I Sako, al clero della Sua Chiesa

By Baghdadhope*

A 15 giorni dall'inizio del primo sinodo della chiesa caldea da lui presieduto il Patriarca Mar Louis Raphael I Sako ha indirizzato al suo clero nel mondo una lettera di chiarimenti sulla questione del nazionalismo caldeo che sta contrapponendo il Patriarcato - a favore dell'unità con le altre chiese presenti in Iraq e che tracciano la loro comune origine nella Chiesa dell'Est diffusasi in Mesopotamia ai tempi della predicazione di San Tommaso - e le due diocesi caldee degli Stati Uniti da tempo a favore di una netta divisione delle suddette chiese in base alla diversa identità nazionale: quella caldea erede dell'impero caldeo con base a Babilonia e quella assira erede dell'impero assiro con base a Ninive. 
A contrapporsi ed a scatenare recentemente un vero e proprio "botta e risposta" tra il Patriarcato Caldeo e le diocesi americane sono state da una parte le dichiarazioni dei vescovi degli USA, Monsignor Sarhad Y. Jammo e Monsignor Ibrahim N. Ibrahim, che hanno ribadito anche ultimamente nell'ambito del Congresso Nazionale Caldeo tenutosi la scorsa settimana a Detroit la loro ferma intenzione di non fare marcia indietro per quanto riguarda le proprie posizioni a favore della "caldeità" non solo religiosa ma anche etnica/nazionalistica, e dall'altra i  recenti incontri avvenuti in Australia tra Mar Louis Sako ed i massimi rappresentanti in quel continente della Chiesa Assira dell'Est e dell'Antica Chiesa Assira dell'Est e le intenzioni di unità espresse in quelle occasioni da tutte le parti. 

Che le rivendicazioni nazionalistiche caldee avrebbero rappresentato un motivo di attrito era chiaro già dal momento stesso della nomina a  Patriarca di Mar Louis Sako. Quando, in una delle primissime interviste rilasciate in qualità di  patriarca, alla domanda su come avrebbe potuto far conciliare il suo desiderio di unità con le spinte nazionalistiche che avevano lacerato la Chiesa dal suo interno e che presentavano i caldei come diversi dai fedeli delle altre chiese in Iraq dal punto di vista religioso ed etnico la sua risposta fu:
"E' un argomento che dovrebbe essere studiato approfonditamente su basi storiche, scientifiche e linguistiche ed in ciò la Chiesa ed i laici possono dare un gran contributo.
La nostra chiesa è allo stesso tempo locale ed universale e termini come "Caldeo" o "Assiro" sono retaggi del colonialismo che mirava a dividere una comunità con origini comuni. Stabilire se gli antenati di ogni iracheno cristiano provengono da Babilonia o da Ninive non è facile. Per l'armonia ed il dialogo - basi di partenza della collaborazione e quindi della crescita - è necessario che le due parti in causa non cadano nella trappola del cieco nazionalismo. Nazionalismo e fondamentalismo da qualsiasi parte traggano origine sono ostacoli sulla via dello sviluppo e della pace."    

Allora era febbraio, ora sono passati quasi 4 mesi.
La questione deve essere risolta, e la lettera di Mar Louis Raphael I Sako che Baghdadhope pubblica integralmente dimostra come sia desiderio del Patriarca farlo al più presto.
In attesa del Sinodo. 

Lettera del patriarca caldeo
al clero della Sua Chiesa


Cari confratelli vescovi, sacerdoti, religiosi,
"Grazia a voi e pace da Dio, nostro Padre, e al Signore Gesù Cristo" (Rom 1/7)

La Chiesa Caldea è invitata a raccogliere sé stessa
La nostra Chiesa è ferita, dispersa e sofferente per diversi motivi tra i quali la destabilizzazione nel Paese da quando è caduto il regime di Saddam nel 2003; la mancanza della visione sulla realtà e sul futuro; l'esodo dei cristiani; la fuga di alcuni sacerdoti in Occidente e verso altre  chiese; l'assenza di autorità interna; il non rispetto dei canoni che sovraintendono i rapporti verso l’esterno e gli affari.
L'eredità che ho ricevuto è un’eredità pesante e per questa ragione sento il dovere di scrivervi, come padre di tutta la Chiesa Caldea, per condividere con voi le preoccupazioni, le speranze ed il dovere di assumere, ognuno, le proprie  responsabilità.
Ciò a cui vi invito è una seria pausa contemplativa che ci permetta di riflettere sulla nostra attuale situazione, di raccoglierci in preghiera per la crescita della nostra chiesa e  di riaffermare il suo ruolo così come indicato dal Signore Gesù.
Questa pausa sarà l’occasione giusta per lavorare insieme come una squadra e servire la nostra gente con spirito evangelico senza eccezione.
Non bisogna perdere tempo.
La campagna nazionalistica caldea e la posizione del Patriarcato
Non è un difetto amare la propria nazione ed esserne orgogliosi, ma lo è il considerarla migliore delle altre ed ad esse superiore, ed insultare coloro che non riconoscono questa stessa identità nazionale.
Così è successo recentemente tanto che è stato chiesto un chiarimento sulla posizione  del Patriarcato per quanto riguarda il nazionalismo caldeo e le sue implicazioni politiche. Alcune voci hanno provato a distruggere l'identità della nostra Chiesa Caldea Cattolica, della quale siamo orgogliosi, attraverso i media appellandosi alla "libertà di espressione". Sfortunatamente un sito web della Chiesa ha sposato queste idee: sono persone che vedono le cose con un occhio solo e cercano di indirizzare il cammino della Chiesa per soddisfare i propri interessi. Non succederà mai! Siamo una Chiesa e guardiamo alle cose con occhi ben aperti, con una visione globale e  senso di responsabilità. Quelle persone non potranno farci dimenticare i nostri principi cristiani, ed il nostro cammino verso l'autenticità è nel ritorno alle origini e nel rinnovamento.
L'unità è una grande sfida perché senza di essa non c'è futuro.
Insisto su essa e chiedo a tutti di assumersi la responsabilità di realizzarla al di fuori delle polemiche e delle divisioni, e che specialmente le dichiarazioni comuni tra le diverse chiese mostrino la realtà dell'unica fede a prescindere dalla diversità delle sue espressioni.
Lavoriamo tutti per l'unità della Chiesa d'Oriente, perché ogni divisione è un peccato. Nel corso della nostra recente visita pastorale alla diocesi di Australia (2-16 maggio) abbiamo vissuto importanti incontri all’insegna dell’unità con la Chiesa Assira d'Oriente, incontri che rimarranno impressi nella nostra memoria e nel nostro cuore e che ci hanno dato ulteriore impulso ad andare avanti con fiducia per questa strada.

Nella Chiesa non c'è maggioranza e minoranza
La forza della Chiesa sta nella sua missione, non nei suoi soldi, né nel numero dei suoi fedeli. Tante persone hanno recentemente espresso la propria opinione sulla maggioranza e sulla minoranza nella Chiesa, sui ricchi e poveri, i potenti e deboli, e sulla "vittoria" come se fossimo in guerra. Questa è una vergogna. Se ritorniamo al Vangelo vedremo che la forza è nelle piccole cose come il sale e la luce, il lievito, il piccolo gregge! Il nostro essere e rimanere in Iraq e nel Medio Oriente è un segno di speranza e di convivenza nonostante le minacce di morte!
Accettiamo le critiche come fenomeno di civiltà che contribuisce alla crescita, allo sviluppo ed alla prosperità della nostra chiesa, ma devono essere critiche obiettive.

La Chiesa Caldea è ecumenica e aperta a tutti
La Chiesa Caldea Cattolica è stata e sarà sempre aperta a tutte le nazioni e le lingue perché Cristo l'ha mandata per proclamare il Vangelo ovunque nel mondo. In essa oggi convivono assiri, arabi e curdi, dovremmo trasformarli tutti in caldei?  Siamo la Chiesa Caldea Cattolica, aperta ai cristiani ma anche ai nostri fratelli musulmani ed a tutti. Crediamo nell'unità e nel pluralismo, che l'amicizia sia nel cuore della vita divina e che la nostra vita cristiana debba esserne segnata. Noi, il clero, in tutte le nostre posizioni, non abbandoniamo la nostra missione evangelica per trasformarci in sostenitori di politiche nazionalistiche.

La politica e il nazionalismo sono competenza dei laici
Affermiamo che la politica è affare dei laici competenti. Noi li incoraggiamo ad aprire scuole per insegnare la lingua caldea, centri culturali e sociali che si occupino della cultura e dell'arte, partiti politici che difendano i diritti, ma non possiamo inserirci in essa attivamente o esserne sostenitori. Questo è una linea rossa: un clerico non puo diventare un politico o un predicatore di nazionalismo. Restiamo fedeli alla nostra vocazione sacerdotale e al servizio di tutta la gente senza eccezione.

La Chiesa è Madre e Maestra
 La Chiesa è Madre e Maestra e non c'è un conflitto tra le due. L'insegnamento è un'attività che entra nel profondo della maternità. La madre presenta ed aiuta il figlio ad inserirsi nella comunità umana con amore e pazienza, e nella Chiesa con fede, fiducia e speranza. La Chiesa è una madre piena di bontà e di perdono, insegna ai suoi figli la verità e li orienta verso la via giusta, illumina con la luce del Vangelo, lo spirito d'amore e la saggezza tutta la loro vita! Il  Codice Canonico delle Chiese Orientali afferma chiaramente: "I fedeli cristiani, consapevoli della propria responsabilità, sono tenuti ad accogliere con cristiana obbedienza ciò che i Pastori della Chiesa,che rappresentano Cristo, dichiarano come maestri della fede
oppure stabiliscono come guide della Chiesa. I fedeli cristiani hanno pieno diritto di manifestare ai Pastori della Chiesa le proprie necessità soprattutto spirituali e i propri desideri. In ragione della scienza, della competenza e del prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta il dovere, di manifestare ai Pastori della Chiesa il loro parere su ciò che riguarda il bene della Chiesa e di renderlo noto a tutti gli altri fedeli cristiani, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso gli stessi Pastori e tenendo conto dell’utilità comune e della dignità delle persone" (Can 15 §1,2,3).

Cari amici
Come persone consacrate, il nostro ruolo principale rimane sempre quello di proclamare il Vangelo e di trasmettere la fede con la forza dello Spirito Santo e con amore e fraternità tra tutti gli uomini. In tutte le ordinazioni all'ordinato viene consegnato il libro delle letture, sia le lettere di San Paolo sia il Vangelo. Nell'ordinazione del vescovo il Vangelo gli viene posto sul dorso per fargli ricordare il dovere di “portarlo” con fedeltà fino alla fine della sua vita. La nostra vocazione non accetta compromessi né sfruttamenti ma è sempre rivolta all'immagine di Cristo perché la Sua bellezza ci illumini.
Invito quindi tutto il clero a leggere con particolare attenzione la Costituzione dogmatica sulla Chiesa "Lumen Gentium" ed il decreto sul ministero e la vita dei presbiteri "Presbyterorum Ordinis" del Concilio Vaticano II, ed ad impegnarsi nella sua divina vocazione. Invito anche i monaci a vivere la vita monastica e i voti monastici (castità, povertà e obbedienza) con generosità assoluta in una vita comune sostenuta dalla preghiera, la meditazione, l'ascolto e la libertà, ma pronti ad andare ovunque la Chiesa li chiami perché non devono dimenticare di essere membri attivi della sua rinascita e della diffusione della sua missione.

Cari amici,

È ora di comprendere che la nostra Chiesa Caldea Cattolica è invitata nella sua coscienza a trasformare la sua realtà alla luce della risurrezione, della vita e del rinnovamento con impegno generoso, ed a far contribuire i suoi figli, uomini e donne, nel dipingere il suo futuro con linee chiare, non con le parole né le critiche, ma con le azioni ed i suggerimenti, con metodologia scientifica che potrà trasformarsi in una forza attiva nella società. Tale impresa richiede gli sforzi di tutti ed è questo l’impegno del prossimo sinodo caldeo.
Questi suggerimenti sono a mio parere uno dei modi per costruire la nostra Chiesa con amore e generosità, evitando le trappole dell'individualismo, dell’egoismo e della divisione. Concludo con le parole di San Paolo: "Per il resto, fratelli, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi" (2 Corinzi 13/11).

Louis Raphael I Sako
Patriarca della Chiesa Caldea

Leggi tutto!
 

Christianity in the Middle East: Modern history and contemporary context

By Baghdadhope*


Leggi tutto!

lunedì, maggio 20, 2013

 

Il pensiero e l'amore del Papa per l'Iraq in un abbraccio ed un bacio

By Baghdadhope*



Il sito Ankawa.com ha pubblicato ieri le commoventi e sorprendenti foto delll'incontro in Vaticano di Papa Francesco con Padre Raphael Kutaimi, l'anziano sacerdote siro cattolico sopravvissuto alla strage compiuta il 31 ottobre 2010 nella chiesa siro cattolica di Nostra Signora della Salvezza a Baghdad.
Padre Kutaimi, rimasto chiuso nella sacrestia con altri fedeli per sfuggire alla furia cieca degli assassini che avevano fatto irruzione al momento della messa pomeridiana e che prima di morire avevano tenuto in ostaggio per ore i fedeli uccidendone decine, era rimasto gravemente ferito nell'assalto e per questo era stato trasferito in Francia con altri sopravvissuti bisognosi di cure mediche.
E proprio dalla Francia Padre Kutaimi è arrivato in Vaticano per concelebrare con il Papa il 2 maggio la messa mattutina nella cappella della Domus
Sanctae Martha, occasione in cui Papa Francesco non si è limitato ad abbracciarlo fraternamente ma gli ha baciato le mani in segno di grande rispetto ed amore.
Padre Kutaimi, ora parroco emerito, è nato a Mosul nel 1943 ed ha servito la conunità siro cattolica di Baghdad per 35 anni.

Leggi tutto!

martedì, maggio 14, 2013

 

Iraq: continua l’esodo dei cristiani

By Radio Vaticana

Dalla caduta di Saddam Hussein nel 2003, circa l’80% dei cristiani iracheni hanno lasciato Paese.
Ad affermarlo all’agenzia Apic è padre Paul Sati, religioso redentorista caldeo originario di Mossul e da poco responsabile della comunità caldea di Anversa, in Belgio.
Ospite in questi giorni dell’annuale pellegrinaggio della sezione svizzera dell’Aiuto alla Chiesa che Soffre all’Abbazia benedettina di Einsiedeln, il religioso non ha esitato a parlare di un vero e proprio “inverno arabo” in Iraq. Dalla fine del regime circa un migliaio di cristiani sono stati assassinati e una sessantina di chiese sono state bersaglio degli attacchi degli estremisti: “Quelle che una volta era la culla della civiltà e del cristianesimo - ha osservato - è oggi un luogo dove i cristiani sono minacciati, perseguitati o cacciati, e devono nascondersi”.
Padre Sati ha ricordato, tra l’altro, il sanguinoso attentato del 31 ottobre 2010 contro la cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Baghdad, costato la vita a una cinquantina di fedeli, la lunga lista di assassinii di leader religiosi, tra cui quelli dell’arcivescovo di Mossul Paulos Faraj Rahho, di padre Rajhid Ganni, rettore della chiesa caldea del santo Spirito ucciso insieme a tre diaconi all’uscita della messa e quello del prete ortodosso Paulos Amer Iskandar, sgozzato dagli islamisti.
Il sacerdote ha puntualizzato che i cristiani non sono l’unico bersaglio degli islamisti che colpiscono anche tanti musulmani o esponenti di altre minoranze religiose.
Resta tuttavia il fatto - ha sottolineato - che la vita dei cristiani in Iraq è molto meno sicura adesso che durante il regime di Saddam Hussein e questo spiega perché si sia registrato il più grande esodo di cristiani dall’Iraq in questi ultimi decenni. Nel corso di quest’ultimo secolo si calcola che circa tre milioni di cristiani abbiano lasciato il Paese, ma nell’ultimo decennio questo movimento ha subito una brusca accelerata. Da rilevare che prima della prima guerra mondiale, quando la regione era sotto il dominio ottomano, i cristiani rappresentavano circa un quarto della popolazione irachena.

Leggi tutto!

venerdì, maggio 10, 2013

 

Il Patriarca caldeo ribadisce la volontà di invitare Papa Francesco a visitare l'Iraq.

By Baghdadhope*

Il patriarca caldeo, Mar Louis Raphael I Sako, non accantona l'idea di una visita papale in Iraq. 
Il progetto di "guidare una delegazione che si rechi a Roma per chiedere al Santo Padre di visitare l’Iraq, e questa volta ufficialmente," già espresso in un'intervista a Baghdadhope a metà dello scorso mese, è stato ribadito in un'intervista rilasciata ad Iraqhurr.org nel corso della visita pastorale che il patriarca sta compiendo in Australia.
Nell'intervista si legge infatti che il patriarca ha descritto come "vicina" la formazione di una delegazione cristiana, sunnita e sciita che si recherà in Vaticano ad invitare ufficialmente Papa Francesco a visitare l'Iraq.  


Leggi tutto!

mercoledì, maggio 08, 2013

 

Deceduto l'Arcivescovo Emerito caldeo di Kirkuk: Mons. Andreas Sana

By Baghdadhope*

Si è spento a Kirkuk l’Arcivescovo Emerito Caldeo Monsignor Andreas Sana da tempo in non buone condizioni di salute tanto che gli era stato impossibile partecipare al sinodo della chiesa tenutosi a Roma alla fine dello scorso gennaio che ha portato alla nomina patriarcale di Mons. Louis Raphael I Sako, che lo aveva sostituito alla guida dell’arcidiocesi di Kirkuk nel 2003.
Nato ad Araden, nel territorio diocesano di Amadiya, il 20 dicembre del 1920 Mons. Sana aveva compiuto gli studi primari nella sua città per poi trasferirsi nel Seminario di San Giovanni a Mosul. Ordinato sacerdote nel 1945 aveva servito nella sua diocesi fino al 1957 quando era stato nominato vescovo di Aqra (Attualmente sede diocesana vacante) .
Erudito, famoso per la sua bella voce, molto importante in un rito salmodiato come quello caldeo, e conoscitore di molte lingue nel 1972 entrò come membro nell’Accademia Siriaca di Baghdad di cui  divenne successivamente presidente; nel 1978 fu nominato arcivescovo di Kirkuk e nel 1979 entrò a far parte dell’Accademia Irachena della cui sezione di lingua siriaca divenne presidente nel 1989.
Tra le sue opere ricordiamo: “Il martirio del  Patriarca Shimoun Bar Sabbai durante il regno persiano si Sapore nel IV secolo d.c. “; “Il Martirio di San Giorgio”; “La conversione di San Paolo Apostolo” “La vita di Santa Teresina” tradotta dal francese; “Il pensiero cristiano”; “Il Vaticano Secondo”  ed altri testi di studio sulla lingua siriaca e la sua grammatica.  
Non sono ancora pervenute dichiarazioni sulla scomparsa di Mons. Sana da parte del patriarca Mar Louis Raphael I Sako impegnato nella sua prima visita pastorale in Australia e Nuova Zelanda e non si sa quindi ancora quando si terrà la cerimonia funebre. 
Se si dovesse tenere prima del ritorno del Patriarca previsto per il 12 maggio a celebrarla dovrebbe essere Mons. Jacques Isaac, l'unico vescovo caldeo presente per ora in Iraq visto che tutti gli altri alti prelati fanno parte della delegazione patriarcale in visita pastorale.         

Leggi tutto!

venerdì, maggio 03, 2013

 

I giovani cristiani organizzano mercatini per pagarsi il viaggio alla prossima Gmg

By Fides

E' stato inaugurato mercoledì 1 maggio presso la chiesa caldea di San Giuseppe a Baghdad il mercatino fai-da te organizzato da giovani cristiani iracheni allo scopo di travare fondi per sostenere le spese del viaggio a Rio de Janeiro, dove loro stessi hanno intenzione di recarsi alla fine di luglio per partecipare alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù (Gmg). L'originale iniziativa di fund raising dura per alcuni giorni e potrebbe rappresentare una esperienza pilota da rilanciare in altre chiese disseminate nel Paese. Sui banconi della piccola fiera, che ha visto fin dall'inizio una forte affluenza di acquirenti e curiosi, si trovano generi alimentari, vestiti, prodotti elettronici.
Le difficoltà economiche, le fatiche e le sofferenze che segnano la vita delle comunità cristiane in Iraq rendono ancora più vivo il desiderio dei giovani battezzati di vivere un'esperienza gioiosa di preghiera e di incontro con Papa Francesco e con nuovi amici provenienti da ogni parte del mondo. La raccolta di fondi attraverso il mercatino ha visto il coinvolgimento e la partecipazione di di giovani cristiani appartenenti a confessioni diverse, che in tal modo hanno testimoniato in maniera semplice e concreta la loro unità di discepoli di Gesù Cristo.
Secondo i dati forniti dall'agenzia Ankawa, al momento si prevede che alla Gmg di Rio de Janeiro prenderanno parte almeno 170 giovani cristiani iracheni provenienti dalle province di Baghdad, Kirkuk e Dohuk.  

Leggi tutto!

giovedì, maggio 02, 2013

 

Prima visita pastorale del Patriarca Caldeo: Australia e Nuova Zelanda. I temi e la preghiera per il prossimo sinodo.

By Baghdadhope*

Alle 18.00 di oggi pomeriggio il Patriarca della Chiesa Caldea, Mar Louis Raphael I Sako atterrerà a Sydney per la sua prima visita pastorale che si svolgerà in Australia e Nuova Zelanda e che durerà 10 giorni, dopo i quali il patriarca farà ritorno a Baghdad per preparare il primo sinodo della chiesa dopo la sua elezione che si terrà a Baghdad a partire dal 5 di giugno.
I temi che il Sinodo tratterà sono le nomine episcopali per le diocesi vacanti (attualmente sei: Cairo –Egitto; Diarbakir – Turchia; Aqra, Bassora e Zakho – Iraq; Ahwaz –Iran) e l’eventuale creazione di nuove diocesi; la formazione del clero presso il Seminario Maggiore ed il Babel College; l’attualizzazione del rito e la sua applicazione conforme in tutte le diocesi; il completamento del diritto particolare della Chiesa Caldea e la sua approvazione da parte della Santa Sede; lo studio del fenomeno della emigrazione, le sue ragioni ed i modi per incoraggiare i cristiani a tornare in Iraq creando per essi l’atmosfera giusta che li spinga a farlo; ed infine  l’organizzazione delle curie patriarcali e vescovili. 

Mar Sako non si è però limitato a rendere noti anticipatamente gli argomenti del prossimo sinodo – atto che segna un evidente passo avanti rispetto al passato quando essi si conoscevano “ufficialmente e non completamente” solo a sinodo avvenuto – quanto ha anche pubblicato il testo di una preghiera per il suo successo da recitare in tutte le chiese ed i monasteri caldei del mondo dopo la preghiera dei fedeli nelle messe domenicali.
Il testo della preghiera fatto pervenire da Padre Husham Zarazeer, responsabile della comunicazione sociale del patriarcato caldeo ed adattato da Baghdadhope  è il seguente:

Padre Santo, aiutaci ad amare la nostra Chiesa Caldea come è, in tutte le sue varietà e differenze, nella sua grandezza  e nella sua debolezza. 
Signore, resta con noi, il futuro dei cristiani sembra insicuro in Medio Oriente  perché le tempeste soffiano sulla nave su cui navighiamo.
Signore,  invochiamo la potenza del tuo Spirito Santo perché ci aiuti a riscoprire la tua presenza nella nostra realtà quotidiana ed a inspirare in noi le vocazioni necessarie a costruire la tua Chiesa.
 Signore, fa’ che l'incontro dei nostri vescovi dia luce e pace a tutti, che essi siano felici di prendersi  cura di noi, i loro figli, con sentimento paterno, e che ascoltino le tue richieste.
Signore,  rafforza l'unità tra i figli della tua Chiesa perché il Sinodo che avrà luogo prossimamente sia per essa una nuova speranza nel segno dell'autenticità, dell'unità e del rinnovamento per predicare  il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo che è la via, la verità e la vita.
Amen.

Leggi tutto!

lunedì, aprile 29, 2013

 

Christianity in Iraq. X Seminar Day in London

By Baghdadhope*

SOAS website: http://www.soas.ac.uk/

Christianity in Iraq X: Synopsis
East Syrian mysticism possibly reached its apogee in Mesopotamia during the 7th and 8th centuries.
The renowned monastery of Rabban Shabbour in Khuzistan was a centre of mystical thought. Its most famous ‘son’ was St. Isaac of Nineveh (Isaac the Syrian) whose works transcended sectarian boundaries, and were received into the Miaphysite and Orthodox traditions, where their importance is still recognized today.
Another great mystic hailing from Rabban Shabbour was Dadisho of Qatar, whose writings, in Sogdian translation, have been found at Turfan in north-west China.
The ability of the East Syrian mystical works to transcend their boundaries impacted on Sufism.
The mutual interaction between Christian and  Sufi mystics is best exemplified in works of the twelfth century Syrian Orthodox maphrian Gregory bar Hebraeus that reveal a deep indebtedness to the writings of al-Ghazali, albeit applied within a Christian context. In this train of pari passu transmission between Syriac and Sufi mystics, al-Ghazali continued and adapted the trajectory of earlier East Syrian thinkers,  including Isaac of Nineveh.
Mysticism assumes a critical, powerful role in forging communication beyond sectarian boundaries as was noted by the renowned Islamicist, Louis Massignon, in his pioneering studies on Sufism. The mutual interaction between Christianity and Islam still plays a cardinal role today, helping to foster dialogue and promoting mutual discourse between two great religious traditions.
Baghdad was, under the Abbassids, a crucible of mystical thought.
Perhaps today, the endorsement of the mystical heritage shared by Christians and Muslims can be a consolidating trajectory in modern Iraq.

PROGRAMME
Morning Session.
[10.30 A.M. – 1.00 P.M.]
The morning session will consist of four papers exploring historic aspects of mysticism
Dr. Grigory Kessel (Marburg)
“God speaks to you through reading. A Syriac monk’s library."
Miss Nadira Khayyat (Baghdad and Paris)
The Syriac Mystics of the 7th and 8th centuries.

Miss Jennifer Griggs (SOAS)
Divine Love as Revelation in Gregory bar Hebraeus.

Dr. Sebastian Brock
(Oxford)
Crossing Boundaries: St. Isaac of Nineveh (Isaac the Syrian) and his Boundaries.


The afternoon session explores Christian-Muslim mystical dialogue in its modern context
Dr. Anthony O’Mahony (Heythrop)
Louis Massignon on Mysticism Christian and Muslim.
Presentations on the current situation of Christians in Iraq by various charities and representatives of the communities.

Leggi tutto!

mercoledì, aprile 24, 2013

 

Vescovi rapiti in Siria e violenze in Iraq. Il Patriarca caldeo, Mar Louis Raphael I Sako: "Liberateli" e "Dialoghiamo"

By Baghdadhope*

Padre Albert Zarazeer, responsabile delle comunicazioni sociali del Patriarcato di Babilonia dei Caldei ha fatto pervenire a Baghdadhope il testo di due appelli lanciati dal Patriarca Mar Louis Raphael I Sako sugli ultimi eventi in Siria ed Iraq.  
Per quanto riguarda la Siria il Patriarca Mar Louis Raphael I Sako, aggiunge il suo appello a quelli già rivolti ai sequestratori dei due vescovi ortodossi rapiti in Siria due giorni fa.
"Tali atti" si legge nell'appello "non aiutano a cambiare la situazione in Siria perchè l'unica via per risolvere le tensioni è il dialogo coraggioso e franco. La vita delle persone ed il loro futuro sono responsabilità di tutte le persone di buona volontà."
"Guardiamo a questi rapimenti con viva preoccupazione per il futuro della tolleranza religiosa nella nostra regione e della coesistenza tra cristiani e musulmani." 
"I due vescovi" continua l'appello, "stavano visitando delle famiglie povere offrendo il loro aiuto come richiesto dalle religioni."
"La nostra speranza è quindi che i vescovi che hanno lavorato e lavorano per la Siria e per i Siriani senza distinzioni vengano liberati."

All'appello per i vescovi rapiti si aggiunge quello sugli eventi violenti che hanno colpito negli ultimi giorni diverse città irachene.
Mar Louis Raphael I Sako, nel porgere le sue condoglianze alle famiglie delle vittime civili e militari, implora Dio perchè allontani dall'Iraq le conseguenze di tali eventi e dia ad esso giorni di pace, e fa inoltre appello a tutti gli iracheni perchè si calmino ed evitino proclami in grado di istigare ulteriori violenze, perchè solo il confronto pacifico può risolvere la crisi in atto.  

Leggi tutto!
 

Nella festa di San Giorgio, la Chiesa irakena celebra papa Francesco e la missione

By Asia News
di p. Albert Zarazeer, responsabile delle comunicazioni del Patriarcato Caldeo

Vescovi, sacerdoti, religiose, consacrati e decine di fedeli hanno gremito la parrocchia di San Giorgio, a Baghdad, per le celebrazioni in programma ieri e dedicate al patrono di Papa Francesco, del nunzio apostolico in Iraq e Giordania e del suo segretario. Una celebrazione che ha rilanciato il compito missionario della Chiesa e l'importanza delle vocazioni, anche e soprattutto in una terra dove la minoranza cristiana è vittima di persecuzioni.
Alla messa presieduta dal Patriarca Caldeo Sua Beatitudine Mar Louis Raphael I Sako, hanno preso parte il rappresentante pontificio mons. Giorgio Lingua, l'ausiliare caldeo di Baghdad mons. Shlemon Warduni, il vescovo dei latini mons. Jean Sleiman, assieme a mons. Emmanuel Dabbaghian, della Chiesa armena e mons. Marc Stenger, presidente di "Pax Christi" Francia.
Prima dell'inizio delle celebrazioni mons. Stenger - in visita in questi giorni in Iraq per portare la solidarietà della popolazione francese - ha sottolineato l'importanza "del dialogo e della riconciliazione" nel Paese. Egli ha confermato la volontà dei membri di "Pax Christi" di cooperare per la concordia e per lo sviluppo dell'Iraq.
Durante il discorso che ha seguito la lettura del Vangelo, Sua Beatitudine Mar Louis Raphael I Sako ha insistito sull'importanza "delle vocazioni sacerdotali" e della presenza dei "consacrati, perché il futuro della Chiesa in Iraq" dipende (anche) da loro. Il Patriarca caldeo ha quindi invitato tutti presenti a pregare per Papa Francesco e per il nunzio apostolico "che portano entrambi il nome di Giorgio" e per il patriarca Emmanuel Delly III che, nei giorni scorsi, "ha celebrato il cinquantesimo anniversario della sua ordinazione vescovile".
La ricorrenza di San Giorgio, in cui si è festeggiato l'onomastico di Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio) e del nunzio apostolico, è diventa così occasione per rilanciare il compito missionario della Chiesa e l'importanza delle vocazioni. Difatti nella sua omelia mons. Lingua ha ripreso le parole del pontefice ai sacerdoti della diocesi di Roma, incoraggiati a "non dimenticare le sofferenze dei poveri e degli emarginati". Il prelato ha aggiunto: "Voi in Iraq avete una missione speciale... portare Cristo agli altri" attraverso le vocazioni e la dedizione completa della propria vita a Gesù.
Nel contesto delle celebrazioni, la parrocchia ha organizzato una mostra con opere di artisti cristiani che parlano della realtà irakena e delle speranze della popolazione. In precedenza p. Ghadeer, carmelitano a Baghdad, ha approfondito il tema dell'identità cristiana in Medio oriente e della sua crisi. Il sacerdote ha parlato delle sfide dei cristiani nella regione (scontri politici, migrazione e libertà religiosa), della testimonianza di Cristo attraverso la formazione del clero e il recupero degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, del seguire la strada indicata da Gesù ai discepoli attraverso il racconto di Giovanni sulla pesca miracolosa.

Leggi tutto!

martedì, aprile 23, 2013

 

Iraq's Kirkuk remains in legal limbo

By Deutsche Welle
by Karlos Zurutuza

Claimed by Kurds, Arabs and Turkmen, oil-rich Kirkuk remains one of Iraq's thorniest issues 10 years after the invasion. DW spoke with the different communities' most senior representatives about the region's problems.
Falah Salah was only a boy when he saw oil flow from the backyard of his family's home in Kirkuk: "One day we got up and there was a pool of black mud at the entrance. My father told us not to tell anyone," recalls Salah.
The family's discretion was understandable. "If the government had found out we would have been evicted and displaced to another neighborhood," explains Salah, now 38.
The Salahs' story is just one of thousands experienced by Kirkuk families displaced because of the wealth beneath their feet. That was the price to pay for daring to sink foundations on one of the largest oil reserves in the Middle East. 
"10,000 dinars and land to build a house in Kirkuk." That was Saddam Hussein's offer to thousands of Arab families from the south of the country back in the 1970s and 80s. These policies of Arabization meant uprooting local Kurds and Turkmen.
Today Kirkuk is still stranded in a legal limbo between Baghdad and Erbil - the capital of the autonomous Kurdish Region of Iraq.
A referendum originally scheduled for November 2007 would have decided if Kirkuk would be integrated into the Kurdish north or stay under the control of Baghdad. However, before the vote can take place, the controversial Article 140 of the Iraqi constitution states that measures should be taken to counterbalance the Arabization campaigns under Saddam Hussein.
Over the years as deadlines to meet these obligations come and go, both sides have dug in. Kurdish troops are deployed in the north of Kirkuk, while Baghdad has stationed a military contingent of exclusively Shiite Arabs in the south.
"We have no other choice because Baghdad does not respect the constitutional agreements," says Khaled Shwani, an MP with the Kurdish Alliance that represents the main coalition of Kurdish parties.
"Arab families are being given US$20,000 to move back to their native regions but they are still here," says Shwani. He also accuses Baghdad of "deliberately delaying" the constitutional requirement of addressing the demographic issues in Kirkuk.
The Kurdish MP can hardly hide his dismay about the complex status quo. "Kirkuk is the black well in which Iraq finds its reflection. There is no political agreement, no dialogue and no confidence between the different communities."

Lessons from Sudan
The ongoing tension in the areas disputed by both Baghdad and Erbil is fuelled by the anti-government demonstrations in Anbar, Nineveh and Salahadin - the mainly Sunni regions in the west of the country.
Demonstrations in Kirkuk are much more modest due to its heterogeneous population, however in bloody incident the local coordinator of the protests, Bunyan al Ubeidy, was gunned down outside his home on March 9.
"It's our first martyr in this new phase of uprisings," Ahmed al Ubeidy tells DW. Ubeidy is a member of the same tribe as Bunyan al Ubeidy and is the spokesperson of the Arab Joint Meeting - the main Arab alliance in Kirkuk province.
The political activist rejects any sectarian grouping and emphasizes the participation of both Sunni and Shiite Arabs. As for the most desirable solution for Kirkuk, Ubeidy points to the Sudanese district of Abyei, a demilitarized zone between Sudan and South Sudan which has a special status.
"We have already forwarded this proposal to the UNAMI (United Nations Mission in Iraq). We want a buffer region between Erbil and Baghdad governed by representation quotas: 30.2 percent for Arabs, Kurds and Turkmen and 0.4 percent for Christians," details Ubeidy. "Article 140 expired in 2007 so new proposals are needed," he adds.
However, the senior leader brands as "illegal" the deployment of both Kurdish soldiers and Arab troops in the area.
"[Iraqi Prime Minister] Nouri al-Maliki has deployed that military contingent in the region under the pretext of ensuring our security but his sole purpose is to protect his regime in case the sectarian crisis deepens," explains the Arab spokesman.

The Turkmen model
Hundreds of turquoise flags on lampposts and balconies challenge the hegemonic grey to remind us that the Turkmens are the majority in the Tarik Baghdad neighborhood, a district in southwest Kirkuk. In Kirkuk there are tens of thousands of descendants of the former Ottoman merchants scattered along the Silk Road.
According to the city's last census, conducted by the British in 1957, Turkmens number around half a million, the largest ethnic group in Kirkuk after the Kurds.
Arshad al Salihi is chairman of the Iraqi Turkmen Front, the main political party of the Iraqi Turkmen, and also a member of parliament in Baghdad.
"The Turkmen have suffered both Saddam's Arabization campaigns and those of at the hands of the Kurds. The inhabitants of the citadel of Kirkuk have always been Turkmen while the Kurds came from the surrounding villages," says Salehi
"Kirkuk, Baghdad, Ramadi ... all these districts should work as small federal entities within a decentralized Iraq. It is the only formula that fits the complex diversity of the country," he explains.
Nonetheless, Salihi also acknowledges that certain Turkmen sectors would favour integrating into the Kurdish Autonomous Region. The conditions, though, are clear. "There must be Turkmens in high rank positions, Turkmen culture and language must be supported and we have to retrieve the areas stolen by the Kurds."

A place in Eden
After the decimated Mandaean community in Iraq - nine out of 10 have either died or fled since 2003 - Christians have perhaps suffered most over the past decade in Iraq.
Imad Yokhana Yago, a member of parliament in Baghdad for the Assyrian Democratic Movement denounces "genocide at the hands of Islamists" and the "continuous mass flight" of his people since 2003. But when asked about his solution for Kirkuk, Yago sounds more conciliatory
"I see no need to put barriers between us. We can live together as we have done for centuries," says the Assyrian leader.
But even Yago dares to dream of an exclusive project for his dwindling community. After the brutal suicide attack that killed over 50 Christians in Baghdad in October 2010, community leaders demanded an autonomous region in the plains of the neighboring region of Nineveh. It's the spot where the Bible locates the Garden of Eden but also another disputed land between Kurds and Arabs today. Many Eastern Christians claim that such a region could become a "ghetto" for their people. But Yago does not agree.
"A Christian autonomous region would protect us and serve as a buffer zone between Kurds and Arabs," he says.
"We are afraid, and not just us Christians, but all Iraqis."

Leggi tutto!

venerdì, aprile 19, 2013

 

Il Patriarca caldeo Sako: i cristiani iracheni non possono vivere in un ghetto

By Fides

I cristiani e gli altri abitanti dell'Iraq non possono vivere in enclavi disegnate su base etnica e religiosa. E la “militarizzazione della Primavera araba” rappresenta “una perdita per tutti”.
Cosi il Patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphaël I Sako è intervenuto su alcune questioni chiave dell'attualità mediorientale durante una intervista all'emittente televisiva al-Arabiya che verrà trasmessa in Iraq la sera di oggi, venerdì 19 aprile. Nella sua conversazione con il giornalista Hassan Moawad, riferita all'Agenzia Fides, S. B. Sako ha risposto alle voci ricorrenti di chi continua a ventilare l'istituzione di una zona autonoma speciale riservata ai cristiani iracheni (solitamente identificata con la Piana di Ninive), ribadendo che nè i cristiani nè gli appartenenti a altri gruppi confessionali o etnici possono vivere in un ghetto. Le proposte di suddivisione del territorio iracheno su base settaria esprimono secondo il Patriarca un approccio ormai obsoleto ai problemi che affliggono il Medio Oriente, dove l'unica prospettiva adeguata è quella di affermare il principio di cittadinanza uguale per tutti, “siano musulmani, cristiani, arabi, curdi, turkmeni”. Per lo stesso motivo al capo della Chiesa caldea appare fuori luogo l'eventualità di instaurare in Iraq uno Stato islamico: “Il mondo è cambiato, è plurale e diversificato” ha detto il Patriarca in merito a disegni politici che pretendono di adeguare per legge tutti i dettagli della vita individuale e collettiva a regole tratte dai Testi Sacri.
Riguardo al conflitto siriano, il Patriarca Sako ha detto che il regime di Assad deve accogliere le richieste di cambiamento: “Sosteniamo le esigenze della giustizia e dei diritti delle persone, e come cristiani siamo coinvolti nella Primavera araba, sia in Egitto o in Siria” ha sottolineato " ma siamo contro la militarizzazione di questa primavera” ha riferito Louis Raphaël I “perchè questa rappresenta una perdita per tutti”.

Leggi tutto!

mercoledì, aprile 17, 2013

 

Iraq: grave ondata di violenza. Mons. Warduni: non dimenticateci

By Radiovaticana

A pochi giorni dalle elezioni provinciali di sabato prossimo, l’Iraq vive un grave momento di tensione. Decine le vittime di vari attentati avvenuti nei giorni scorsi. Solo ieri una decina i morti causati da varie esplosioni a nord e a sud di Baghdad. Intanto, 21 appartenenti ad Al Qaida, riconosciuti colpevoli di atti di terrorismo sono stati messi a morte dalle autorità di Baghdad. Le nuove esecuzioni sono avvenute nonostante gli appelli internazionali per una moratoria.
Sui motivi del’aumento del livello di violenza, Giancarlo La Vella ha intervistato il vescovo ausiliare caldeo di Baghdad, mons. Shlemon Warduni:

In tutte le nazioni, quando ci sono le elezioni, ci sono problemi perché ciascuno difende i suoi interessi, quelli del suo partito e della sua ideologia. Da noi, questo si manifesta in maniera più drammatica. Tutti sanno del livello di violenza e di discordia che c’è tra i partiti iracheni. Gli uni vogliono una cosa, gli altri ne vogliono un’altra, ciascuno vuole qualcosa per se stesso. L’egoismo: ecco qual è il problema. Ma questo è l’uomo quando non ci sono i principi veri, specialmente il credere in Dio e fare la sua volontà, perché la sua volontà è che tutti gli uomini si amino. Speriamo che ciascuno assuma la propria responsabilità, per lavorare tutti insieme, per ricostruire questa nostra Nazione molto, molto provata.
Queste elezioni ripropongono ancora una volta un problema di rappresentatività: dei 447 seggi in palio, solo nove sono destinati alle minoranze religiose e ancora meno – tre – a quella cristiana …
Quando non si trova la vera giustizia, l’intenzione di costruire una vera convivenza, queste cose succedono e succederanno sempre e certamente ci saranno ancora difficoltà per le minoranze.
Comunque, la Chiesa irachena si sta dando molto da fare per creare un clima di pacificazione in questo momento così importante per il Paese …
Certamente. Per quanto riguarda noi cristiani, i nostri principi sono conosciuti: la pace, la concordia e l’amore. I capi religiosi delle comunità cristiane, sotto la direzione del nuovo Patriarca Louis Raphaël I Sako, hanno presentato un’iniziativa per avvicinare le varie posizioni, per rimuovere gli ostacoli al dialogo che ci sono e tutti hanno promesso di cooperare a questa iniziativa. Speriamo che succeda qualcosa di buono e questo per il bene di tutta la Nazione
.

Leggi tutto!
 

Elezioni provinciali: riservati ai cristiani 3 seggi su 447

By Fides

Alle imminenti elezioni provinciali, in programma il prossimo 20 aprile, i seggi in palio nelle diverse provincie sono 447, e di essi solo nove sono riservati all'insieme delle minoranze etniche e religiose presenti nel Paese. I seggi riservati in particolare ai cristiani sono 3, distribuiti nei Consigli locali di Baghdad, Ninive e Bassora.
Secondo i dati forniti dall'Onu, gli iracheni chiamati a votare nelle 14 provincie interessate dal turno elettorale saranno più di 28 milioni, dei quali più di 7milioni e 250mila concentrati nell'area della Capitale. Tra i 447 seggi a disposizione, 117 saranno occupati da donne.
Dei 9 seggi riservati alle minoranze, 2 andanno andranno a esponenti curdi e uno per ciascuno ai turkmeni, ai mandei, agli yazidi e agli Shabak. 

Leggi tutto!

martedì, aprile 16, 2013

 

Una nuova chiesa siro ortodossa nel nord dell'Iraq

By Baghdadhope*
Fonte della notizia: Ankawa.com

Bahzani è un piccolo villaggio a circa 20 km nord est di Mosul abitato prevalentemente da cristiani siro ortodossi che dal 1884, anno della sua costruzione, pregano nella chiesa dedicata a San Giorgio. Nel prossimo futuro però quei cristiani potranno farlo nella chiesa della Vergine Maria la cui pietra angolare è stata posta lo scorso 12 aprile.
Alla cerimonia della posa hanno partecipato Monsignor Timotheus Musa Al Shamani, vescovo siro ortodosso del Monastero di Mar Matti che ha giurisdizione su 6 villaggi a nord est di Mosul: Bahzani, appunto, Bartella, Ba'shiqa, Merga, Maghara ed Aqra; Raad Kachaci, direttore dell'ufficio governativo per le minoranze religiose cristiana, mandea e yazida; Khalis Ishua Istifan Yohanna, del Consiglio Popolare Caldeo, Siriaco ed Assiro e Duraid Hikmat Tobia, consigliere per gli affari delle minoranze del Governatorato di Ninive.
Dall'agosto del 2012 l'ufficio governativo per le minoranze religiose cristiana, mandea e yazida ha contribuito alla costruzione di tre nuove chiese in Iraq: quella della Vergine Maria a Bahzani, quella di San Giuseppe a Baghdida e la cattedrale copta ortodossa della Vergine Maria ed Amba Bola (Paolo di Tebe) a Baghdad.    

Leggi tutto!
 

Il Patriarcato caldeo: i cristiani partecipino alle prossime elezioni, ma la politica compete ai laici

By Fides

Un incoraggiamento a partecipare alle imminenti elezioni provinciali e a formulare proposte serie e positive per contribuire al bene comune è stato rivolto a tutti i cristiani iracheni dal Patriarcato di Babilonia dei Caldei, alla cui guida si è insediato dallo scorso 6 marzo il nuovo Patriarca Louis Raphaël I Sako.
In un Comunicato, firmato da padre Albert Husham Zarazeer e giunto all'Agenzia Fides, il responsabile delle comunicazioni del Patriarcato caldeo esprime la persuasione che “i cristiani iracheni, i quali hanno radici profonde in Iraq e hanno giocato un ruolo rilevante nella sua costruzione, parteciperanno in molti alle elezioni locali dei consigli provinciali”. Secondo il testo diffuso dal Patriarcato caldeo la partecipazione alle consultazioni elettorali rappresenta “un compito nazionale essenziale”. I cristiani vengono incoraggiati “a adempierlo con coscienza”, in base alle proprie convinzioni e senza esitazioni, nella consapevolezza che la partecipazione alla vita politica nell'attuale momento storico “contribuisce a promuovere la pace” e a fare dell'Iraq la “Patria di tutti” gli iracheni. Allo stesso tempo – sottolinea padre Husham in una “chiarificazione” inviata all'Agenzia Fides - “il Patriarcato distingue il lavoro politico dal lavoro ecclesiale. Se c'è qualcuno che li mette insieme, lo fa assumendosene la responsabilità personalmente. Una realtà e una istituzione estesa come la Chiesa caldea non può coinvolgersi direttamente nel lavoro politico e nelle divisioni che esso comporta, perchè ciò avverrebbe a scapito della sua missione evangelica. Il lavoro politico è di competenza dei laici”.
Le elezioni provinciali sono in programma per i prossimo 20 aprile. Nell'imminenza della consultazione elettorale – la prima dopo la partenza delle truppe Usa, conclusasi nel dicembre 2011 – il Paese è stato investito da nord a sud da una nuova ondata di attentati terroristici che solo nella giornata di lunedì 15 aprile hanno provocato almeno cinquanta vittime e centinaia di feriti.
Nell'ultimo mese il Patriarca caldeo Mar Louis Raphaël I Sako ha incontrato tutti i personaggi della scena politica nazionale (è imminente anche un suo viaggio in Kurdistan per un colloquio con il Presidente della regione del Kurdistan iracheno Ma'sud Barzani) e a tutti ha rinnovato l'appello a lavorare per la pace e la concordia sociale, indicati come beni prioritari da tutelare pur nel confronto tra diverse posizioni e interessi politici.

Leggi tutto!

lunedì, aprile 15, 2013

 

Patriarca Sako: dai martiri irakeni "esempio e testimonianza di fede cristiana"

By Asia News
di P. Albert Zarazeer, responsabile delle comunicazioni del Patriarcato Caldeo

I martiri nella tradizione cristiana d'Oriente hanno un ruolo di primo piano e "le loro reliquie" sono "tesori preziosi" che rafforzano la fede. Essi rappresentano anche una "eredità spirituale viva" che apre le porte "alla vita e al futuro".
È quanto ha sottolineato il Patriarca Caldeo
Mar Louis Raphael I Sako, durante l'omelia della messa celebrata ieri nella cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Baghdad.
Nello stesso giorno in cui papa Francesco ha lanciato un appello a favore dei martiri perseguitati nel mondo, ai quali augura di sentire "il conforto di Gesù Risorto", Il Patriarca ha voluto recarsi "di sua iniziativa" nel luogo simbolo della violenza estremista islamica in Iraq. Il 31 ottobre del 2010 l'edificio è stato attaccato da un commando legato ad al Qaeda, che ha compiuto una vera e propria carneficina: oltre 50 morti, fra i quali due giovani sacerdoti, e decine di feriti. Per i moltissimi fedeli presenti alla messa di ieri, presieduta da Sua Beatitudine assieme a un gruppo di sacerdoti è un gesto ecumenico carico di "speranza".
Il Patriarca ha iniziato l'omelia spiegando il senso del suo "pellegrinaggio" alla chiesa dei martiri: "Vengo come pellegrino alla vostra cattedrale - ha sottolineato Mar Louis Raphael I Sako - la cattedrale gloriosa dei martiri, all'inizio del mio servizio patriarcale a Baghdad". Di seguito ha voluto ringraziare "sua eccellenza Mar Yousif Abba", arcivescovo siro-cattolico della capitale irakena, che definisce "fratello ed amico di studi nel seminario di Mosul, per permettermi di fare questo cammino in tutte le sue dimensioni spirituali". "Conosco alcuni martiri della strage - ha aggiunto Mar Sako - soprattutto i due giovani sacerdoti, Tahir e Waseem, che hanno dato un ottimo esempio di servizio e sacrificio" per la Chiesa.
Sua Beatitudine ha quindi evidenziato dopo il ruolo dei martiri nella tradizione orientale: "Nella tradizione delle chiese orientali - ha detto - i martiri hanno un ruolo illustre, nelle preghiere e nei santuari del nostro paese". "Cantiamo, nella lode e nei vespri di ogni giorno, per il loro coraggio, visitiamo le loro reliquie per ricevere la benedizione, perché esse sono 'tesori preziosi', come canta il rito caldeo. I martiri rappresentano un'eredità spirituale viva che ci apre nuove porte alla vita e al futuro".
Nell'omelia del Patriarca vi è poi il richiamo a Tertulliano, teologo del terzo secolo d.C., che parlando dei martiri sottolinea che "il loro sangue è seme di una vita nuova". "Nonostante la violenza che non è fonte di gloria agli occhi di Dio e non rende onore all'uomo - afferma sua Beatitudine - questi martiri rimangono al vertice dei valori religiosi, come emblemi di pace, amore, servizio e sacrificio. Sono per noi segno di speranza della vita eterna. Con loro entriamo nel Mistero Pasquale, cioè quello della risurrezione di Cristo. Come non separiamo la morte di Cristo dalla sua risurrezione, così non separiamo la morte dalla risurrezione del martire".
Mar Louis Raphael I Sako ha concluso la sua omelia incoraggiando i fedeli a seguire i passi dei martiri nel cammino pasquale: "Questo non deve avvenire a livello personale, ma come comunità e Chiesa che cammina in un percorso pasquale. Il nostro popolo deve vincere la paura e riprendere la forza per camminare verso la pace e la prosperità. La nostra Chiesa, quella irachena in modo particolare, è marchiata con il segno pasquale. Non è degno che si chiuda a se stessa, nelle sue difficoltà, ma deve capire - ha concluso il Patriarca - che è invitata dalla sua coscienza a cambiare la realtà e le sofferenze alla luce della Pasqua, della vita e del rinnovamento, con un impegno totale".

Leggi tutto!
 

Mar Louis Raphael I Sako: alloggi per le famiglie bisognose, "pulizia" nella chiesa, riconciliazione nazionale e l'invito al Papa a visitare Ur

By Baghdadhope*

L’elezione di Papa Francesco sta portando con sé una ventata di novità nella chiesa che ora, come mai prima, sembra voler concentrare la sua attenzione su chi ha bisogno.
Sembra anche che questa ventata partita da Roma stia soffiando lontano, ed in quel geograficamente lontano c’è l’Iraq.
Un mese e tredici giorni prima dell’elezione di Papa Francesco è stato eletto il nuovo patriarca della chiesa caldea, S.B. Mar Louis Raphael I Sako che, da quando è arrivato a Baghdad alla metà di febbraio, sembra addirittura aver anticipato il nuovo corso di rinnovamento della chiesa sancito definitivamente dal pontefice.
Da anni la chiesa caldea in Iraq – quella che conta il maggior numero di fedeli nel paese –non era così attiva.
Le situazioni politiche differenti, l’età avanzata e la malattia dei due patriarchi che hanno preceduto Mar Sako l’avevano fatta precipitare in una sorta di anarchia in cui erano prosperati la ricerca dell’interesse personale ed il particolarismo egoista, in cui il clero aveva perso negli anni la sua funzione di modello morale ed in cui gli stessi sacerdoti, privi di guida - nel migliore dei casi distante fisicamente o spiritualmente – erano demotivati e come i propri fedeli non sognavano altro che fuggire all’estero.
Ora, con il nuovo ed energico patriarca, le cose sembra stiano cambiando.
Prova ne è l’ultima decisione presa dal patriarca che riguarda l’edificio che fino al 2007 ospitava nella zona di Dora, a Baghdad, il seminario maggiore patriarcale che sarà trasformato in appartamenti da assegnare a famiglie bisognose.

Baghdadhope ha sentito a tal proposito S. B. Mar Louis Raphael I Sako che dal 1997 al 2001 è stato rettore di quel seminario:
“Nel gennaio 2007 per ragioni di sicurezza l’edificio del seminario è stato svuotato ed i seminaristi sono stati inviati per un ritiro spirituale nel nord dell’Iraq dove ancora attualmente studiano. Da quella data quindi il seminario è rimasto vuoto ma è un edificio enorme che comprende 70 stanze, aule, un grande cortile ed addirittura una chiesa. Ora che la sicurezza nella zona è migliorata abbiamo pensato di destinarlo a circa 20/25 famiglie tra le più bisognose, tra quelle che stanno per formarsi e magari quelle che sono fuggite all’estero, vorrebbero tornare ma non hanno una casa. Per ora ho sistemato alcune famiglie in alcune chiese vuote ma serve una soluzione migliore.”
Un impegno economico notevole immagino, i lavori di ristrutturazione e trasformazione peseranno non poco sul bilancio della chiesa.
“E’ vero ma è necessario affrontare tali costi. L’ufficio governativo per i cristiani, i sabei ed i mandei, ha assicurato il suo aiuto economico e quella zona ha bisogno di un segno tangibile di speranza. Sono circa 200 le famiglie cristiane che vi vivono e che non hanno neanche un parroco. Recuperare l’edificio del seminario significherà non solo dare un tetto ad alcuni ma anche creare un luogo di aggregazione per tutti i cristiani di Dora, e la chiesa di San Pietro e Paolo che ora non ha un parroco titolare lo avrà presto.”
Vuol dire che il seminario maggiore avrà definitivamente sede ad Ankawa?
“No. La chiesa caldea già dallo scorso anno ha iniziato i lavori di costruzione di una nuova sede patriarcale a Baghdad con annessi alcuni edifici che ospiteranno il seminario maggiore ed il Babel College.”
Se il Babel College ed il seminario maggiore saranno di nuovo operativi a Baghdad quelli di Ankawa rimarranno come sedi distaccate?
“E’ molto presto per dirlo, molto presto persino per pensare a riportare tutto a Baghdad. I lavori del nuovo patriarcato finiranno tra due anni e comunque bisognerà sempre considerare la situazione della sicurezza. In linea di massima però l’idea è di avere una sola sede per entrambi nella capitale.”
A Baghdad c’era anche il seminario minore, anch’esso da anni chiuso. Verrà riaperto?
“Del seminario minore si discuterà nel corso del prossimo sinodo che inizierà a Baghdad il 5 di giugno.”
Beatitudine, tra tutti i provvedimenti che ha preso da quando è arrivato a Baghdad quello che più ha colpito per la sua fermezza e novità è senza dubbio quello che ha riguardato il “congelamento” dei beni della chiesa e la richiesta ai responsabili delle sue istituzioni di seguire criteri di correttezza e trasparenza in materia finanziaria. Un’accusa molto grave anche se non circostanziata che l’ha portata a creare una commissione ad hoc formata da clerici e laici…
“Purtroppo negli ultimi anni a causa delle precarie condizioni di salute del Patriarca Emerito non in grado di esercitare il controllo sulle finanze della chiesa essa ha subito ingenti perdite che devono essere recuperate.
La commissione da me creata ha avuto il compito di investigare sulla questione ma presto sarà sostituita da una commissione di controllo. I responsabili delle appropriazioni indebite avvenute devono restituire ciò che non apparteneva loro ma alla chiesa e devono confessare le proprie colpe. Siamo pronti ad andare fino in fondo sulla questione, anche fino in tribunale.
E’ importante che la chiesa recuperi credibilità e fiducia tra i fedeli. Il popolo iracheno è un popolo generoso, pensi che il Venerdì Santo, nonostante le difficoltà che ancora viviamo, nelle nostre chiese è stata fatta una colletta per le chiese di Terra Santa cui i fedeli hanno risposto con ciò che hanno potuto.  Questa gente pronta a donare agli altri merita una chiesa pulita ed al suo servizio.”

Ha accennato alle difficoltà che ancora vivono gli iracheni. E’ per cercare di alleviarle che si è fatto promotore di un piano di riconciliazione nazionale? Nell’ultimo mese ha incontrato praticamente tutti i personaggi più in vista della scena politica nazionale ed a tutti ha parlato di dialogo e pace. Che bilancio ha tratto da questi incontri?
“Incontri che non sono ancora finiti. Nei prossimi giorni mi recherò infatti in Kurdistan per un colloquio con il presidente Mas’ud Barzani. Questi incontri servono non solo a promuovere un piano che conduca finalmente l’Iraq verso la pace quanto anche per rafforzare la presenza dei cristiani riconoscendo loro un ruolo importante nell’ambito culturale e della diffusione del dialogo e della pace. In Iraq, è innegabile, ci sono ancora molte tensioni ma ho avuto l’impressione che tutte le parti siano disposte e pronte alla riconciliazione. L’idea, alla fine di questo mio “giro” è di organizzare un incontro di tutte queste parti in cui esse possano dialogare, magari ascoltando l’inno del nostro amato paese.”
A proposito di riconciliazione. Che rapporti ci sono tra le chiese cristiane in Iraq?
“Buoni. La scorsa settimana, alla Messa data in onore di papa Francesco, era presente anche un vescovo della Chiesa Assira dell’Est, mancavano solo i rappresentanti delle chiese ortodosse ma erano assenti giustificati visto che per loro era periodo di quaresima.”
Fin dal giorno della sua elezione a patriarca lei ha parlato di riconciliazione tra la Chiesa Caldea e la Chiesa Assira dell’Est il cui rapporto negli scorsi anni si era notevolmente raffreddato. A che punto è ora?
“Ci vogliono buona volontà, coraggio e, perché no, anche iniziative a sorpresa. La tensione che negli ultimi anni si era creata a causa di frange nazionalistiche di ambo le parti si sta stemperando, i rapporti personali sono buoni. Certo gli ostacoli non mancano, la tradizione assira riconosce il primato di Roma dal punto di vista spirituale ma non giuridico – essendo essa una chiesa autocefala – ma si potrebbe trovare un accordo su ciò che è giuridico e che per esempio riguarda le nomine vescovili e la loro conferma da parte della Santa Sede. Certo è un cammino lungo, ma da percorrere insieme.”
Beatitudine, lei ha invitato Papa Francesco a visitare Ur, la città di Abramo. Ci sono novità da parte di Roma?
“La zona dove si trova Ur, nel sud, è una zona sicura. Baghdad lo è di meno ma sono certo che se davvero il Papa venisse in Iraq il governo farebbe l’impossibile per garantire la sicurezza e lo svolgimento sereno della sua visita. Il Papa in Iraq è atteso da tutti. Potrebbe recarsi direttamente ad Ur e lì leggere dei passi dell’Antico Testamento, la figura di Abramo così come è nel Corano, si potrebbe cantare insieme un inno per la pace e recitare una preghiera universale. Il giorno dopo potrebbe venire a Baghdad, incontrare i membri del governo e celebrare la Santa Messa in uno stadio..”
Beatitudine, da come parla sembra già cosa fatta, il programma è già dettagliato. Vuole darci una data?
“No, no. Sono idee, sogni. Intanto però ho in mente di guidare una delegazione che si rechi a Roma per chiedere al Santo Padre di visitare l’Iraq, e questa volta ufficialmente. Poi ne riparleremo.”

Nel 2009 l’allora Arcivescovo di Kirkuk, Mons. Sako, propose a Benedetto XVI di organizzare un sinodo per la Chiesa in Medio Oriente che si svolse nell’ottobre dell’anno successivo.
Ora si prepara ad andare a Roma per chiedere a Papa Francesco di visitare l’Iraq.
E’ presto per dire se ci riuscirà, o se la real politik mondiale o la diplomazia vaticana renderanno vani i suoi sforzi.
Se così non fosse si tratterebbe di un evento storico: un Papa su una Ziqqurat non si è mai visto finora. 

Leggi tutto!
 

Mar Louis Raphael I Sako: houses for families in need, "cleaning" in the church, national reconciliation and the invitation to the Pope to visit Ur

By Baghdadhope*

Pope Francis’ election is bringing with it a breath of fresh air in the church that now, as never before, seems to want to focus its attention on those in need.
It also seems that this breath started from Rome is blowing toward distant places among of which there is Iraq.
A month and thirteen days before the election of Pope Francis it was the turn of the new patriarch of the Chaldean church. Since his arrival in Baghdad in mid-February the newly elected Mar Louis Raphael I Sako seems to have anticipated the new course of renewal of the church sanctioned by the Pope.
For years, the Chaldean Church in Iraq - the one that has the largest number of faithful in the country- had not been so active.
The different political situations, the old age and the poor health of the two patriarchs who preceded Mar Sako had made it fall into a sort of anarchy in which the pursuit of personal profit and the selfish particularism had thrived, the clergy had lost over the years its role as a moral model and the priests, without a leader - at best distant physically or spiritually - were unmotivated and like the faithful dreamed only to flee abroad.
Now, with the new and dynamic patriarch, things seem to be changing.
The proof of this is the last decision taken by the patriarch concerning the building that until 2007 housed in the Dora neighborhood in Baghdad, the patriarchal seminary which will be converted into apartments to be awarded to needy families.

Baghdadhope talked about this with Mar Louis Raphael I Sako who between 1997 and 2001 was the rector of the seminary:
"In January 2007, for safety reasons, the seminary building has been emptied and the seminarians were sent to a spiritual retreat in northern Iraq where they are still currently studying. Since that date, then, the seminary was empty but it is a huge building that includes 70 rooms, classrooms, a large courtyard and even a church. Now that security has improved in the area we decided to allocate it to about 20/25 families among the most in need, the new ones and those who fled abroad, would like to return but do not have a home. For now I housed some families in some empty churches but we need a better solution "
A significant financial commitment I suppose, the renovation and transformation works will weigh more than a little on the budget of the church.
"It 's true but it is necessary to face those costs. The Government Office for the Christians, the Sabians, and the Mandaeans, has secured its economic aid and that area needs a tangible sign of hope. There are about 200 Christian families who live there and who have not even a parish priest. To renovate the seminary building will mean not only to give shelter to someone but also to create a meeting place for all the Christians of Dora, and the church of St. Peter and Paul will soon have a parish priest. "
Does it mean that the seat of the seminary will definitely be in Ankawa?
"No. The Chaldean Church since last year began the construction of a new patriarchal seat in Baghdad and of some buildings to house the Major Seminary and the Babel College. "
Once the Babel College and the major seminary are operational again in Baghdad what will be of the institutions now in Ankawa?
"It 's very early to say, very early to even think to bring everything back to Baghdad. The works for the new patriarchate will end in two years and in any case we must always consider the security situation. Generally speaking, however, the idea is to have a single seat for both in the capital. "
In Baghdad there was also the minor seminary which was also closed years ago. Will it be reopened?
"The problem of the minor seminary will be discussed during the next synod set up to start in Baghdad on June 5th."
Among all the measures taken since you arrived in Baghdad the one that most struck for its firmness and innovation is without any doubt the "freezing" of the goods of the church and the request made to the managers of the Church institutions to follow the criteria of fairness and transparency in financial matters. A very serious accusation even if not detailed that pushed you to create an ad hoc committee made up of clergy and laity ...
"Unfortunately in recent years due to the poor health of the Patriarch Emeritus unable to exercise control over the finances of the church the last suffered huge losses to be recovered.
The commission I created had the task to investigate this matter but will soon be replaced by a monitoring committee. Those responsible for the embezzlement occurred must return what does not belong to them but to the church, and to confess their sins. We are ready to go all the way on the issue, even up in court.
It is important for the church to recover credibility and trust among its faithful. Iraqis are generous, on Good Friday, for example, despite the difficulties we still live in our faithful gave all that they could for the collection we made for the churches of the Holy Land.
These people, ready to give to others, deserve a clean church."

You mentioned the difficulties Iraqis are still living in. Did you promote a
plan of national reconciliation in order to alleviate them? In the last month you met  the most prominent figures in the national political scene and to all of them you spoke of dialogue and peace. What is your evaluation of these meetings?
"Meetings that are not yet finished. In the coming days I will go to Kurdistan to talk to its President, Mas’ud Barzani. These meetings not only promote  a plan to lead Iraq towards peace but strengthen also the presence of Christians acknowledging their important role in the cultural field and in the spreading of dialogue and peace. In Iraq, it is undeniable, there are still a lot of tensions but I had the impression that all the parties are willing and ready to reconcile. The idea at the end of my "tour" is to organize a meeting of all the parts during which they could exchange opinions, maybe listening to the anthem of our beloved country. "
Just about reconciliation. What is the relationship among the Christian churches in Iraq?
"Good. Last week, for the Mass celebrated in honor of Pope Francis there was also a bishop of the Church of the East, only the representatives of the Orthodox churches were absent but they were excused because it was Lent for their church."
Since the day of your election as patriarch you talked about reconciliation between the Chaldean Church and the Assyrian Church of the East whose relationship in recent years had cooled considerably. How is it now?
"We need good will, courage, and, why not, surprising initiatives. The tension that had been created in recent years due to nationalistic fringes of both parties is softening and personal relations are good. Of course there are obstacles, the Assyrian tradition recognizes the primacy of Rome from the spiritual point of view, but not legally - since it is an autocephalous church - but we could find an agreement on what is legal and that, for example, concerns the appointment of bishops and their confirmation by the Holy See. Sure it's a long journey to be made together. "
You invited Pope Francis to visit Ur, the city of Abraham. Any news from Rome?
"The area where Ur is located is in the south and it is a safe area. Baghdad is less safe but I am sure that if the Pope really comes to Iraq the government  will do the impossible to ensure his safety and the smooth carrying out of his visit. Everyone in Iraq is waiting for the Pope. He could go directly to Ur and there read some passages from the Old Testament, the figure of Abraham as it is in the Quran, we could all sing a hymn to peace and say a universal prayer. The next day he could come to Baghdad, meet the members of the government and celebrate the Holy Mass in a stadium .. "
From your words one could say that everything’s ready, the agenda already detailed. Do you want you to give us a date?
"No, no. These are ideas, dreams. Meanwhile, however, I am planning to lead a delegation to Rome to ask to the Holy Father to visit Iraq, and this time officially. Theereafter we'll talk. "
In 2009, the then Archbishop of Kirkuk, Msgr. Sako, suggested to Benedict XVI to organize a synod for the Churches in the Middle East that took place in October of the following year.
Now he is planning to go to Rome to ask to the Pope Francis to visit Iraq.
It 's too early to say if he will succeed, or if the real politik or the Vatican diplomacy will cause his efforts to be fruitless.
If not it would be a historic event: a Pope on a Ziqqurat has never been seen before.

Leggi tutto!

venerdì, aprile 12, 2013

 

Siria: strage a Daraa, 69 morti. La tragica testimonianza del vescovo caldeo di Aleppo

By Radiovaticana

La Siria continua a preoccupare il mondo. Del conflitto se ne è parlato a Londra durante il G8 dei ministri degli Esteri e se ne parla in queste ore anche all’Onu, dove alcuni diplomatici – in via riservata – hanno fatto sapere di avere ''prove concrete'' dell'utilizzo di armi chimiche, almeno una volta, nella guerra siriano. Intanto sul campo si susseguono le stragi.
Il servizio è di Marina Calculli:

Sono almeno 69 i morti nell’assalto che le truppe governative di Asad hanno condotto ieri nella provincia di Daraa. Secondo l’Osservatorio Siriano per i diritti umani, tra le vittime oltre la metà sono civili. Tra di loro ci sarebbero anche molti bambini. Nella versione dei comitati di coordinamento locale, il raid è stato lanciato dopo che una decina di soldati ha defezionato, rifugiandosi nei due villaggi di Sanamein and Ghabagheb. La dinamica dell’assalto è ormai classica: il regime bombarda il luogo dove quelli che chiama “terroristi” si nascondono.
Human Rights Watch però denuncia in un rapporto: “Gli assalti dell’esercito uccidono civili e distruggono le loro case in modo indiscriminato”. Il rapporto sostiene inoltre che alcuni di questi attacchi sono deliberati, come quello dell’ospedale di Aleppo, bombardato ben otto volte. Tra le fila dei ribelli sale intanto l’imbarazzo per l’appello del Fronte al-Nousra al capo di al-Qaeda, al-Zawairi. Un comunicato dell’Esercito Siriano Libero ha condannato l’ingerenza di questo Fronte composto di stranieri e rivendica: “Le rivolte sono cominciate per instaurare uno Stato libero, pluralista e democratico”.

E' drammatica la situazione pure ad Aleppo; in quella che una volta era la capitale economica del Paese, oggi si vive una situazione di estrema povertà, come racconta il vescovo caldeo della città, mons. Antoine Audo, presidente di Caritas Siria.
L’intervista è di Salvatore Sabatino:
Non c’è lavoro. La gente è diventata povera. Tutto è caro, c’è la guerra tutto intorno. E tutto questo provoca costernazione e amarezza nella gente. In questo contesto, ieri pomeriggio abbiamo celebrato una Messa con tutti i sacerdoti della parrocchia di Cheikh Maksoud, con i vescovi, con tutti quelli che lavorano con la Caritas, per dare questa testimonianza di solidarietà per far capire che siamo uniti in un atteggiamento di comunione e di attenzione.

Lei ha parlato di Cheikh Maksoud, che è un quartiere a maggioranza cristiana. Purtroppo ci sono dei problemi seri per i cristiani in questo momento che stanno fuggendo via…

Tutti hanno lasciato questo quartiere che si trova in collina, non lontano da noi. Sono venuti al centro della città con le loro famiglie. C’è un gruppo di frati che hanno un convento, hanno avuto una grande scuola, e ci sono gruppi di volontari che si prendono cura di loro. Ognuno fa quello che può!

In questi momenti di grande crisi e difficoltà, c’è anche evidentemente uno spirito di solidarietà tra la gente, che si aiuta…

Sì. Tutti fanno gesti di generosità. I più poveri sono quelli che hanno una sensibilità maggiore nell’aiutare quelli che sono più poveri di loro. E questa è veramente una bella testimonianza. Per me, è la più importante!

Lei è presidente di Caritas Siria. So che siete molto impegnati nell’aiutare la popolazione…

Sì. Insieme all’aiuto delle altre Caritas nel mondo, possiamo organizzare progetti per distribuire cibo, medicine e per aiutare - chi non può permetterselo - a pagare la casa. Ci sono gruppi di volontari che lavorano con uno spirito molto positivo. Quando in Siria si parla di Caritas, la gente mostra un rispetto profondo verso questa organizzazione, perché sa che è la presenza della Chiesa cattolica al servizio di tutti, non solo dei credenti, ma per tutti quelli che hanno bisogno. Per loro, la Chiesa cerca di essere presente.

So che ci sono anche problemi per quanto riguarda le cure, gli ospedali. Molti medici sono stati costretti a fuggire sotto minaccia…

È veramente un dramma. Due giorni fa ero in visita alle suore di San Giuseppe, che ad Aleppo hanno un ospedale molto importante. Mi hanno riferito che non c’erano più medici, perché, sotto minaccia, sono stati costretti ad andare fuori dalla Siria. È un vero problema. Abbiamo bisogno di questi medici specialisti, che sono obbligati a partire perché hanno paura di essere rapiti o uccisi.

Vuole lanciare un appello attraverso la Radio Vaticana?

Prima di tutto un ringraziamento per tutti quelli che pensano a noi che si adoperano per noi. Tutta la Chiesa, attraverso il mondo, prega. Anche il Santo Padre ha parlato della Siria il giorno di Pasqua. Tutti questi gesti ci aiutano molto. Non perdiamo la speranza per la pace! Cerchiamo di fare il possibile perché i cristiani in Siria e nel mondo rimangano un segno di speranza per la pace e la riconciliazione!

Leggi tutto!
 

La Settimana Santa a Beirut.

 By Baghdadhope *

Alcune foto delle cerimonie pasquali nella diocesi caldea di Beirut.
Le cerimonie sono state guidate nella cattedrale dedicata a San Raffaele da Mons. Michael Kassarji assistito da diversi sacerdoti: Padre Rony Hanna, Padre Rafael Traboulsi, Padre Danha Youssef, Padre Elie Raad, Padre Charles Kattan e Padre Paul Saadeh S.J cui è stato affidato il sermone del Venerdì Santo.
Presenti alla cerimonia fedeli caldei arrivati da tutto il Libano e diversi membri di organizzazioni legate alla chiesa caldea nel paese dei Cedri.

Leggi tutto!

mercoledì, aprile 10, 2013

 

Il vescovo caldeo Audo: Aleppo sta morendo di fame

By Fides

“Si va avanti alla giornata. Ho l'impressione che le persone sono sempre più spossate. Sono tutti divenuti poveri e ognuno è alla continua ricerca di qualcosa da mangiare per sè e per la propria famiglia. Per le strade di Aleppo si vedono le persone che girano senza posa con le buste in mano, cercando un po' di pane...”
Così riferisce all'Agenzia Fides il vescovo caldeo di Aleppo Antoine Audo SJ, Presidente di Caritas Siria, delineando un'immagine eloquente della condizione quotidiana vissuta da una città che era tra le più fiorenti e dinamiche di tutto il Medio Oriente, e che ora appare irrimediabilmente sfigurata dalla guerra civile.
L'ultima emergenza che coinvolge da vicino le Chiese in Aleppo è quella di centinaia di famiglie cristiane costrette a fuggire dal quartiere di Cheikh Maksoud, conquistato negli ultimi giorni dalle milizie anti-Assad.
“Giovedì pomeriggio” riferisce mons. Audo “ci sarà una messa per i cristiani sfollati da Cheikh Maksoud, con i preti e i vescovi che riusciranno a venire. Dopo ci sarà una distribuzione di aiuti per i rifugiati organizzata da Caritas Siria”.
Il vescovo caldeo descrive una situazione esplosiva, con gran parte delle strade divenute off limits: “Ieri” racconta a Fides mons. Audo
sono andato all'ospedale a trovare una persona, e per tornare a casa ho impiegato diverse ore, perchè molte strade erano chiuse al transito. Ho saputo che anche molti medici sono stati minacciati e costretti a fuggire. E rimane ignota la sorte dei due sacerdoti Michel Kayyal - armeno cattolico - e Maher Mahfouz - greco ortodosso - rapiti due mesi fa da un gruppo di persone armate sulla strada che da Aleppo conduce a Damasco”.
“L'anarchia della guerra – confida a Fides il vescovo caldeo – fa percepire per contrasto in maniera ancora più forte la grandezza della dignità umana, proprio nel momento in cui essa appare così umiliata. In tutto questo molti cercano Dio e chiedono a Lui la pace del cuore, nella preghiera”.

Leggi tutto!
 

Iraq's Christian Leaders Warn of Dire Consequences

By AINA
Translated from Arabic for AINA by Aymenn Jawad Al-Tamimi.

The Council of the Heads of Christian Sects brought a proposal on Tuesday to the head of the Iraqiya List- Ayad Allawi- for dialogue and reconciliation, warning at the same time of the dire consequences of the continuation of disputes between political blocs with the upheaval in the regional situation. In this, Allawi expressed his cooperation and his agreement with the attitudes of the council.
Allawi said in a published statement following his reception of a delegation from the council headed by Patriarch Mar Louis Rafael- in a copy obtained by 'Sumaria News' from him- that "the two sides discussed the situation of Christians, the turbulent political crisis in the country and the proposal for reconciliation that the Council of Christian Sects strives for."
Allawi also spoke of "the role of Christians and their indigenous history: their being a fundamental part of society," expressing his "great dismay because of the exodus of the Christian component [of society] from Iraq."
He pointed to the "deterioration in the security situation, the collapse of institutions, the worsening of corruption and the poverty that have been greatly contributing to the exodus of our Christian brothers," adding that, "If there had been serious government measures, protection and stability would have been guaranteed for them when we witnessed this great exodus."
For his part, the Patriarch, according to the statement, spoke of "the disputes between the Iraqi political blocs, the upheaval in the regional situation, especially in Syria, which will have a great impact on the stability of the entire region." He emphasized that "it is necessary for all to find a solution to these problems. Otherwise, the consequences will be dire."
The statement pointed to the fact that "the meeting of the Council of the Heads of Christian Sects with the head of Iraqiya guarantees the advancement of a proposal for dialogue and reconciliation in order to rebuild Iraq," indicating that it [the proposal], "encompasses the requirement for the breaking of the growing deadlock between political and government factions with an urgent appeal for political factions to commit to prevent opening up the arena to foreign intervention, [to commit to] a solution to pending problems and to ensure to hasten the process of considering the dossiers of detainees."
The statement added that "the proposal for dialogue includes a guarantee for a roundtable featuring the most prominent religious and political figures from all sects and components [of society] to get out on paper an agreement to secure constructive dialogue and serious work to resolve pending issues."
Allawi thanked "the Council of Heads of Christian Sects headed by Patiarch Mar Louis for this proposal," expressing his "cooperation and agreement with the attitudes of the council since they are on a national level."
The head of the Chaldean Church in Iraq and the World- Cardinal Mar Louis Sako- had released his proposal on the 28th of March for dialogue and reconciliation between Iraq's political factions.
The Council of the Heads of Christian Sects brought forth the proposal during a meeting with the head of the Council of Representatives Osama al-Nujaifi on the 28th March and emphasized the need to "prevent opening up the arena to foreign intervention and hasten the process of considering the dossiers of innocent detainees." During this meeting, Nujaifi affirmed his "positive agreement" after studying the contents of the proposal.
In the same way did the deputy Prime Minister Saleh al-Mutlaq on the 5th of April this month express approval of the proposal, which the head of the Chaldean Church in Iraq and the World- Cardinal Mar Louis Sako- brought forth. During this time, the cardinal expressed his hope that the proposal would reverberate well among the politicians.

Leggi tutto!

This page is powered by Blogger. Isn't yours?